Assegnazione casa coniugale a tempo determinato

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Autore: Redazione

20 aprile 2023

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Per quanto tempo dura e quando scade il diritto dell’ex moglie di abitare nella casa familiare insieme ai figli della coppia separata o divorziata?

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Una domanda ricorrente tra i coniugi separati o divorziati riguarda la durata, e la scadenza, del diritto dell’ex moglie (o, in rari casi, del marito) di continuare a vivere nella casa familiare assegnata dal giudice per abitarvi insieme ai figli. È un provvedimento di durata indefinita, e tendenzialmente illimitata, almeno sino al momento in cui vengono meno i presupposti che avevano fondato la decisione giudiziaria – e a quel punto la statuizione dovrebbe essere revocata – oppure esiste, sin dall’inizio, la possibilità di

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assegnazione della casa coniugale a tempo determinato?

In altre parole: possono le parti, nell’accordo di separazione o di divorzio, o il giudice, in caso di separazione giudiziale, stabilire un termine massimo di durata del diritto di abitazione spettante al coniuge non proprietario dell’immobile? Per capire bene come funziona questo meccanismo dobbiamo fare un passo indietro e spiegare cosa succede quando una coppia decide di separarsi e poi di divorziare.

Quando spetta la casa coniugale all’ex coniuge?

Il giudice ha il potere di assegnare il

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diritto ad abitare nella casa coniugale al coniuge che non ne è proprietario solo quando a quest’ultimo vengono affidati i figli minori. Se la coppia, invece, non ha avuto figli, oppure se questi sono già maggiorenni ed economicamente autonomi, il tribunale non può decidere in merito all’assegnazione dell’immobile.

Lo scopo dell’assegnazione della casa familiare al coniuge con cui i figli continueranno a vivere dopo la separazione dei genitori è quello garantire alla prole la possibilità di abitare nella stessa casa in cui sono stati finché i genitori erano sposati, evitando così il trauma del trasloco e del cambiamento di residenza. Infatti la legge [1] stabilisce che «il

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godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli».

In pratica, ciò implica che, anche quando la casa è di proprietà esclusiva di uno dei due coniugi (ad esempio, il marito) e la coppia era sposata in regime di separazione dei beni, il giudice assegna l’abitazione familiare al genitore (ad esempio, la moglie) presso cui i figli saranno collocati, fermo restando l’affidamento congiunto ad entrambi. Solo la presenza dei figli, quindi, giustifica lo spossessamento della casa al legittimo proprietario, che evidentemente vede il suo diritto compresso per un periodo di tempo molto lungo, non potendo disporre di quell’immobile sino a quando durerà l’assegnazione.

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Da ciò deriva che il giudice non ha alcun potere di disporre l’assegnazione del diritto di abitazione nella casa coniugale dopo la separazione se:

  1. la coppia non ha avuto figli;
  2. al momento della separazione, i figli sono ormai indipendenti e autosufficienti dal punto di vista economico;
  3. al momento della separazione, i figli sono già maggiorenni, vivono altrove e solo occasionalmente fanno ritorno presso il genitore presso cui sono stati collocati;
  4. i figli vengono collocati direttamente presso il genitore che è già proprietario dell’immobile: in tal caso, non c’è alcuna ragione di assegnare la casa all’altro genitore.

Per quanto tempo dura l’assegnazione della casa coniugale all’ex coniuge?

L’assegnazione all’ex coniuge del diritto ad abitare nella casa coniugale, a discapito del proprietario, non è per sempre, ma viene disposta in ogni caso“a tempo determinato” ossia fino a quando sussistono le seguenti condizioni:

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Dunque, di regola, l’assegnazione della casa coniugale ha sempre una

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durata limitata, anche se per le evidenti ragioni che abbiamo descritto non è quasi mai possibile possibile stabilire, sin dal principio, quale sarà il giorno della scadenza.

Quando viene revocata l’assegnazione della casa coniugale?

La legge [2] dispone che: «Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio».

In ogni caso, se cessano i presupposti che l’avevano determinata, l’assegnazione della casa familiare può essere revocata, presentando un’apposita istanza al giudice che l’aveva disposta. La legge indica i seguenti fatti, in presenza dei quali si può richiedere al giudice la

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revoca dell’assegnazione della casa familiare:

Al verificarsi di uno di questi fatti l’assegnazione non viene automaticamente a cessare, ma è sempre necessaria una statuizione di revoca emessa dal giudice. Ti forniamo maggiori chiarimenti in Quando il giudice revoca la casa all’ex moglie e Perdita diritto di abitazione casa coniugale

I coniugi possono accordarsi per l’assegnazione della casa a tempo determinato?

Se è vero che il giudice non può fissare una data di scadenza del diritto di abitazione, possono invece farlo i coniugi, qualora dovessero addivenire a un accordo e accordarsi per una separazione consensuale? Potrebbero, ad esempio, stabilire che la casa viene assegnata a termine, ad esempio solo per i primi 5 anni, dopo i quali l’immobile torna automaticamente al legittimo titolare? Nella maggior parte dei casi no.

Come abbiamo detto, l’assegnazione della casa è un beneficio essenzialmente rivolto alla tutela dei figli e non dell’ex coniuge. Ebbene, i diritti dei figli sono indisponibili: i genitori cioè non possono decidere di limitarli come meglio credono. Quindi, le parti possono proporre tali condizioni, inserendole nell’accordo di separazione o di divorzio, ma in ogni caso

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spetta al giudice l’ultima parola in merito a tutti gli accordi dei coniugi sulle questioni attinenti i figli minori.

Questo significa che, se anche si dovesse raggiungere un accordo per l’assegnazione della casa a scadenza predeterminata, il giudice potrebbe anche non convalidare (tecnicamente si dice omologare) un patto di questo tipo se dovesse rilevare che non c’è la sicurezza di un tetto per i bambini, o temere che senza la possibilità di vivere nella casa familiare essi avrebbero una situazione precaria. Insomma, è una valutazione che va fatta caso per caso.

Infine, bisogna ricordare che tutto quanto viene concordato in sede di separazione e consacrato nell’apposito accordo può essere oggetto di ripensamento successivo, al momento del divorzio. In altri termini, i patti raggiunti durante la separazione non sono vincolanti oltre quella fase, e perciò e chi aveva rinunciato all’assegnazione della casa coniugale in fase di separazione potrebbe ancora richiederla all’atto della presentazione del ricorso per il divorzio.

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