Pensione anticipata per chi ha il diabete

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Autore: Mara Morelli

08 settembre 2023

Laureata cum laude in giurisprudenza presso l’Università della Calabria, ha conseguito successivamente un MASTER di II livello in Diritto penale di impresa. Attualmente praticante avvocato, ha svolto, altresì, il tirocinio formativo ex art. 73 d.l. 69/2013 conv. in L. 98/2013, presso il tribunale di Cosenza, nel settore penale, sezione GIP/GUP. Completa la sua formazione giuridica un’ottima conoscenza delle lingue straniere, quali inglese, spagnolo e francese.

Il lavoratore diabetico può conseguire anticipatamente il trattamento pensionistico a causa della patologia?

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È vero che i lavoratori diabetici possono pensionarsi prima degli altri? Quanto affermato è vero, ma necessita di importanti precisazioni.

Molte persone diabetiche ottengono, a seconda del tipo e della gravità della patologia, nonché delle condizioni di salute generali, il riconoscimento di una determinata percentuale d’invalidità, generica (civile) o specifica (pensionabile). In base alla tipologia d’invalidità riscontrata, il lavoratore diabetico, in quanto invalido, può conseguire anticipatamente un trattamento pensionistico, un trattamento di accompagnamento alla pensione, come l’Ape sociale o, ancora, una maggiorazione dei contributi accreditati.

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Non esiste, quindi, nel vero senso della parola, una pensione anticipata per diabete, ma chi è diabetico ed invalido può ottenere un trattamento di pensione anticipato.

Nel dettaglio, il lavoratore diabetico invalido può ottenere, in base alle condizioni di salute che gli sono riconosciute da un’apposita commissione medica ed al perfezionamento di ulteriori requisiti:

Invalidità generica e specifica

Abbiamo osservato che, per conseguire dei vantaggi sulla pensione, il lavoratore diabetico deve essere anche riconosciuto invalido da un’apposita commissione medica. Ma quando si viene riconosciuti invalidi? L’invalidità consiste nella riduzione della capacità lavorativa della persona (o della capacità di svolgere compiti e funzioni propri dell’età, per chi non è in età lavorativa), derivante da un’infermità o da una menomazione. Può essere generica, se riferita alla generalità delle attività lavorativa, oppure specifica, cioè riferita a

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mansioni confacenti all’esperienza, alle attitudini ed alle competenze dell’interessato [1].

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap, che è la condizione di svantaggio sociale derivante da un’infermità o una menomazione; nello specifico, è considerato portatore di handicap chi presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, sia stabile che progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

La condizione d’invalidità non deve essere confusa nemmeno con la non autosufficienza, che consiste nell’impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza permanente, o nell’impossibilità permanente di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore.

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Diabete e invalidità Inps

Qual è la percentuale d’invalidità riconosciuta per il diabete e si tratta d’invalidità generica o specifica? In realtà, le condizioni riconosciute dalla commissione medica dipendono dal tipo di patologia riscontrata, nonché dalla commissione che effettua gli accertamenti, che può essere preposta al riconoscimento dell’invalidità civile o dell’invalidità pensionabile- specifica: si è esaminati da quest’ultima commissione solo a seguito di presentazione della domanda di una prestazione previdenziale, come l’assegno ordinario d’invalidità.

In base alle tabelle Inps, ai lavoratori diabetici sono riconosciute le seguenti percentuali d’invalidità pensionabile:

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In base a quanto osservato, le

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percentuali d’invalidità e la possibilità di conseguire vantaggi pensionistici dipendono dal tipo di diabete diagnosticato. Possono comunque influire ulteriori condizioni riscontrate dalla commissione.

Il riconoscimento dell’invalidità pensionabile può comportare il diritto, unitamente al perfezionamento delle condizioni richieste dalla legge, alla pensione di vecchiaia anticipata per invalidità dall’80%, all’assegno ordinario d’invalidità ed alle pensioni d’inabilità (non civile).

Diabete e invalidità civile

Di seguito, le percentuali relative all’invalidità civile che possono essere riconosciute ai diabetici:

Assume rilevanza ai fini dell’attribuzione dell’indennità di accompagnamento, anche l’impossibilità di compiere addirittura uno di quegli atti rientranti nella vita quotidiana, avente i caratteri dell’inerenza costante alla persona e una funzione essenziale per le ripercussioni sulla vita e sulla salute in rapporto agli atti della vita giornaliera che esso rende possibili

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[2].

Il riconoscimento dell’invalidità civile può comportare il diritto, unitamente al perfezionamento delle condizioni richieste dalla legge, a prestazioni di assistenza, come la pensione d’invalidità e d’inabilità civile, nonché all’Ape sociale, alla pensione anticipata precoci e alla maggiorazione contributiva.

Pensione di vecchiaia anticipata per diabete

Il lavoratore diabetico, se dipendente del settore privato ed in possesso di un’invalidità pensionabile pari o superiore all’ 80%, può conseguire la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità [3].

Nel 2023 la pensione si può raggiungere a 60 anni e 7 mesi di età per gli uomini ed a 55 anni e 7 mesi di età per le donne, previa attesa di una finestra di 12 mesi, in quanto si applicano gli incrementi alla speranza di vita. Questa pensione è, infatti, un trattamento di vecchiaia e non consiste in un trattamento diretto d’invalidità.

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Per ottenere il trattamento è richiesto un requisito contributivo minimo, pari a 20 anni di contributi. Sono sufficienti 15 anni di contributi per i beneficiari delle cosiddette deroghe Amato, ossia per coloro che possiedono:

La possibilità di ottenere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità è prevista soltanto per i lavoratori dipendenti del settore privato, iscritti cioè all’Assicurazione generale obbligatoria o ai fondi di previdenza sostitutivi della stessa, in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995

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[4]. Il beneficio non è fruibile da parte dei lavoratori autonomi o dei dipendenti pubblici.

Il riconoscimento dello stato di invalidità in misura non inferiore all’80% deve essere effettuato dagli uffici sanitari dell’Inps. La commissione medica deve valutare la riduzione in modo permanente della capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato e non l’invalidità civile (invalidità generica).

Assegno ordinario d’invalidità per diabete

Se al lavoratore diabetico è riscontrata una capacità lavorativa specifica ridotta a meno di un terzo (superiore, cioè, al 66,67%, arrotondato al 67%), in presenza dei requisiti contributivi minimi questi ha diritto all’

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assegno ordinario d’invalidità da parte dell’Inps. Nel dettaglio, l’interessato deve possedere, presso una delle gestioni Inps (fondo pensione lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, coltivatori, gestione Separata, ex Inpdap, ex Enpals…) almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio.

L’assegno è calcolato in base ai contributi versati, proprio come la pensione, ma senza maggiorazioni (come invece avviene per la pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa) e viene ridotto se il reddito supera di 4 volte il trattamento minimo (sussistono ancora, per questo trattamento, i limiti di cumulo col reddito da lavoro). L’assegno ordinario d’invalidità è compatibile con l’attività lavorativa, al contrario della pensione per assoluta e permanente inabilità a qualsiasi attività lavorativa.

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Pensione d’invalidità civile per diabete

Se la persona affetta da diabete, di età compresa tra i 18 e 67 anni di età, non possiede contribuzione o possiede pochissimi contributi, può aver diritto a un altro assegno a carico dell’Inps collegato allo stato d’invalidità civile, l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali. Nel dettaglio, questo trattamento, noto come pensione di invalidità civile, spetta se il proprio reddito risulta inferiore a soglie predeterminate annualmente con legge, che per l’anno 2023 risultano essere pari a 5.391,88 euro e l’invalidità civile- generica riconosciuta è compresa tra il 74% ed il 99%.

L’assegno di assistenza ammonta, per il 2023, a 313,91 euro al mese, viene erogato per 13 mensilità e non è reversibile

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[5]. Si tratta di un reddito esente da Irpef, per il quale, è richiesto lo stato di inoccupazione, senza svolgere alcuna attività lavorativa. Risulta, altresì, incompatibile con ogni altra pensione di invalidità.

Al compimento di 67 anni, la pensione d’invalidità civile viene convertita automaticamentein assegno sociale sostitutivo.

Occorre avere cittadinanza italiana, per gli stranieri comunitari si richiede l’iscrizione all’anagrafe del comune di residenza, per quelli extracomunitari il permesso di soggiorno di almeno un anno, nonché in entrambi i casi la residenza stabile ed abituale sul territorio italiano.

Ape sociale e pensione anticipata precoce per diabete

Oltre alla pensione d’invalidità civile, se il

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lavoratore affetto da diabete è riconosciuto invalido in misura almeno pari al 74% può ottenere due importanti benefici pensionistici:

Pensione d’inabilità per diabete

Se il lavoratore affetto da diabete è invalido al 100%, o inabile, può fruire di numerosi benefici, che dipendono, però, dal tipo di invalidità o inabilità riconosciuta:

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Contributi figurativi per la pensione

Con un’invalidità superiore al 74%, il lavoratore diabetico può avere, inoltre, diritto al beneficio pensionistico dei contributi figurativi, o più precisamente della

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maggiorazione contributiva: nel dettaglio, per i lavoratori con invalidità superiore al 74%, per ogni anno lavorato alle dipendenze di un datore di lavoro pubblico o privato sono accreditati 2 mesi di contributi figurativi in più, sino ad un massimo di 5 anni. L’agevolazione può essere riconosciuta dal 2002 in poi.

La maggiorazione è utile anche per raggiungere il requisito contributivo, o la maggiore anzianità in assenza del requisito anagrafico, per la pensione anticipata o di anzianità.

Il beneficio nella misura di due mesi per ogni anno di lavoro fino ad un massimo di cinque anni è riconosciuto entro l’anzianità contributiva massima di 40 anni per il calcolo della pensione con il sistema di calcolo retributivo.

I due mesi di contributi in più non sono rilevanti nel calcolo della quota di pensione contributiva (per le pensioni a calcolo misto), né per il calcolo della pensione da liquidare integralmente con il sistema contributivo: questo, perché nel calcolo contributivo l’importo della pensione è determinato moltiplicando il montante individuale dei contributi (cioè il totale dei contributi accreditati, rivalutati) per il coefficiente di trasformazione relativo all’età al momento del pensionamento.

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