Codice rosso: cosa dice la legge?

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Autore: Mariano Acquaviva

27 aprile 2024

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Tutela delle vittime di violenza di genere e familiare: come funziona la procedura d’urgenza del codice rosso? Cos’è l’allontanamento dalla casa familiare?

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La giustizia italiana è molto lenta. Il risultato è quello di non soddisfare le esigenze di tutela dei diritti lesi dalle condotte illecite altrui. Si pensi a una denuncia per stalking: la condanna arriverà dopo anni di indagini e di processo, con la conseguenza che la vittima dovrà nel frattempo subire gli atti persecutori dello stalker. Proprio per evitare che alcuni reati possano sfociare in delitti gravissimi e irreparabili, la legge ha assegnato una corsia preferenziale ad alcuni crimini, nel senso che le indagini dovranno procedere più spedite per giungere subito a un risultato concreto.

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Cosa dice la legge a proposito del Codice rosso? Sin da subito, possiamo dire che per Codice rosso si intende la procedura accelerata dedicata ad alcuni reati commessi contro persone che non sono in grado di difendersi per via della situazione particolare che vivono.

Per la precisione, il Codice rosso è stato pensato per combattere i reati legati alla violenza di genere e a quella familiare. In presenza di tali crimini, le autorità devono darsi subito da fare, dando precedenza a queste indagini rispetto ad altre. Cos’è e come funziona il Codice rosso in Italia? Cosa dice la legge? Scopriamolo insieme.

Codice rosso: cos’è?

Il

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Codice rosso è la denominazione assunta dalla procedura d’urgenza destinata alla violenza di genere e a quella familiare.

In pratica, se viene denunciato un reato consistente in soprusi tra familiari o conviventi oppure in atti di violenza o persecuzione nei confronti di donne, magari legate da un vecchio rapporto sentimentale con il reo, allora scatta il Codice rosso, con conseguente obbligo per la polizia di intervenire d’urgenza.

Codice rosso: a quali reati si applica?

Quali sono i reati che, rientrando nella nozione di violenza di genere o familiare, sono tutelati dal Codice rosso? Secondo la legge [1], sono annoverabili nel Codice rosso i seguenti delitti:

Procedura Codice rosso: come funziona?

Il Codice rosso impone alla magistratura e alle forze dell’ordine di dare priorità ai reati di cui al paragrafo precedente, purché però rientranti nell’ambito della

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violenza domestica o di genere. Ciò significa che la denuncia per stalking nei confronti di un collega di lavoro oppure di un conoscente occasionale non fa scattare la procedura d’urgenza.

La procedura d’urgenza denominata Codice rosso funziona pressappoco così: una volta ricevuta la denuncia/querela, la polizia deve immediatamente comunicare la notizia di reato alla Procura competente, anche oralmente (ad esempio, con una telefonata).

Il magistrato del pubblico ministero, ricevuta la querela dalla polizia giudiziaria, ha tre giorni di tempo per assumere informazioni direttamente dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato. Così facendo, il pm potrà valutare fin da subito se sussistono gli estremi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare (tipo l’

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allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima).

Il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in presenza di comprovate esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa.

A prescindere dalla valutazione in merito all’applicazione di una misura cautelare, il pubblico ministero delega le indagini agli organi competenti, avvertendoli che le investigazioni devono avvenire senza ritardo.

In pratica, il Codice rosso favorisce non solo la maggiore speditezza delle indagini, ma anche l’intervento diretto del pubblico ministero, il quale è tenuto a convocare in brevissimo tempo la persona offesa oppure il denunciante (se persona diversa).

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Allontanamento dalla casa familiare: cos’è?

Come anticipato nel precedente paragrafo, la procedura del Codice rosso dovrebbe facilitare l’applicazione e il rispetto della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare che può essere disposta dal giudice quando il magistrato del pubblico ministero, sulla scorta delle sue indagini, ne abbia fatto richiesta.

In pratica, l’allontanamento dalla casa familiare prescinde da una sentenza di condanna: essa viene disposta già durante la fase delle indagini preliminari qualora si ritenga pericolosa per le vittime la permanenza in casa del soggetto indagato.

Secondo la legge [2], con il provvedimento che dispone l’allontanamento, il giudice ordina all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l’

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autorizzazione del giudice.

Ma non è finita. La legge ha pensato anche alle esigenze dei familiari che rimangono in casa, i quali potrebbero trovarsi in difficoltà economiche a causa dell’allontanamento dell’unica persona che era fonte di reddito.

Il giudice può infatti ingiungere all’indagato/imputato di pagare un assegno periodico a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare, rimangano prive di mezzi adeguati.

Si pensi alla donna vittima di violenze da parte del marito, il quale è l’unico ad avere un lavoro. Se l’uomo dovesse essere allontanato da casa per via dei maltrattamenti, il giudice potrebbe ordinargli di versare un assegno periodico alla vittima, così che questa possa mantenersi.

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La legge sul Codice rosso, nell’ottica del rafforzamento della tutela delle vittime di violenza di genere e familiare, ha anche introdotto il delitto di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa [3].

Il nuovo reato punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa o l’ordine di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare.

Cos’è l’arresto in flagranza differita?

Nel caso di

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stalking, maltrattamenti e violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, la polizia può procedere all’arresto del responsabile, se la sua condotta colpevole è provata da fotografie, filmati o registrazioni, sempreché non siano trascorse più di 48 ore dal fatto [4].

Si tratta della cosiddetta flagranza differita, così chiamata perché, in deroga all’ordinario stato di flagranza, è possibile procedere all’arresto anche molto tempo dopo il crimine commesso: non occorre, cioè, la contestualità dell’intervento della polizia.

Grazie alla flagranza differita, la polizia può arrestare lo stalker sulla base della documentazione videofotografica consegnata dalla vittima al momento della querela, sempreché non siano trascorse più di 48 ore dal fatto e che le autorità ritengano particolarmente grave il fatto contestato.

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