Calcolo Isee sbagliato: chi paga la sanzione? 

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Autore: Paolo Remer

16 giugno 2021

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

In caso di errori nella compilazione della Dsu, cosa succede? Il Caf che ha prestato assistenza è responsabile?

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L’Isee è necessario per accedere a una varietà di prestazioni pubbliche: dal Reddito di cittadinanza agli asili nido, dalle mense scolastiche alle agevolazioni sulle tasse universitarie. Calcolare l’indicatore del reddito e del patrimonio del proprio familiare non è un’operazione semplice e molti ricorrono all’ausilio di commercialisti, Caf e patronati. Ma se il calcolo dell’Isee è sbagliato, chi paga la sanzione?

Le Amministrazioni coinvolte nella procedura effettuano diversi controlli, anche a posteriori, sulla veridicità e completezza dei dati dichiarati e quando emergono divergenze, o anche semplici inesattezze, sono guai. Se l’indicatore rettificato cresce e supera la soglia prevista, le agevolazioni concesse vengono revocate, i benefici economici già erogati saranno recuperati, e comunque scattano sanzioni amministrative proporzionali alla differenza tra i valori Isee reali e quelli dichiarati.

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Si tratta di individuare chi è responsabile di queste pesanti conseguenze: quando il contribuente ha chiesto ed ottenuto un’assistenza qualificata, se il calcolo dell’Isee risulta sbagliato, chi paga la sanzione? L’interessato o il professionista che ha curato la compilazione dei moduli ed inoltrato le richieste?

Un’interessante sentenza della Corte d’Appello di Lecce [1] ha deciso il caso di uno studente universitario fuorisede al quale era stata revocata la borsa di studio a causa di un Isee errato, per il quale l’Amministrazione aveva anche applicato una sanzione di 7.500 euro. L’interessato aveva sostenuto in giudizio che la colpa era del Caf che aveva prestato assistenza nella compilazione ed aveva fornito indicazioni errate, escludendo dall’Isee familiare i redditi della madre poiché non viveva insieme al figlio ed al padre.

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Isee: cos’è e a cosa serve?

L’Isee – acronimo di “Indicatore situazione economica equivalente” – è divenuto da alcuni anni il principale parametro per misurare la ricchezza effettiva, e non meramente nominale, di un nucleo familiare. Si basa sui redditi prodotti e sul patrimonio (mobiliare, finanziario ed immobiliare) posseduto dai membri della famiglia, rapportandolo, secondo una scala di equivalenza, al numero dei componenti e considerando l’incidenza percentuale di ogni voce sul totale.

Quanto più l’Isee risulterà elevato, tanto più sarà difficile ottenere i benefici previsti dalla legge. I

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valori che fanno aumentare l’Isee sono numerosi e comprendono – oltre, ovviamente, a tutti i redditi percepiti dai componenti della famiglia – l’ammontare dei depositi sui conti correnti o degli impieghi investiti in prodotti finanziari (come titoli di Stato, azioni o buoni postali), la presenza di immobili di proprietà, le autovetture, le imbarcazioni.

I documenti necessari per l’Isee sono numerosi e dipendono dalla situazione concreta dei richiedenti; dal 2020, esiste l’Isee precompilato in base alle informazioni già disponibili nelle banche dati delle principali Amministrazioni, come l’Inps per i trattamenti pensionistici ed assistenziali e l’Agenzia delle Entrate per i rapporti finanziari ed i possedimenti immobiliari.

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Sanzioni per Isee sbagliato

Gli elementi necessari per calcolare l’Isee si basano sul contenuto della Dsu, la Dichiarazione sostitutiva unica del richiedente. Essa è assimilata ad un’autocertificazione: se contiene dati errati, incompleti o mendaci, che l’interessato non ha provveduto a rettificare nonostante la richiesta dell’Inps, le sanzioni sono:

Oltre a queste sanzioni previste dalla legge, vi sono, poi, le pene indirette, conseguenti alla

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perdita dei benefici ottenuti mediante la presentazione di un Isee non corretto: le agevolazioni concesse saranno revocate e l’Amministrazione opererà il recupero di quanto erogato al percettore o gli chiederà di versare la differenza indebitamente fruita, come nel caso degli sconti sulle tasse universitarie, che sono parametrate negli importi alle varie fasce Isee degli studenti.

Isee sbagliato: il Caf è responsabile?

Il Caf o il professionista abilitato che ha prestato assistenza per le dichiarazioni rese ai fini del rilascio dell’Isee non è responsabile per eventuali errori o omissioni. La sentenza cui abbiamo accennato all’inizio [1] ha distinto le attività per le quali attribuisce ai Caf, o ai commercialisti, «

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uno specifico potere/dovere di controllo sulla corretta applicazione delle norme tributarie» (come avviene nel caso della compilazione delle dichiarazioni fiscali) dalle altre attività – tra le quali rientrano le dichiarazioni Isee – per le quali i professionisti che prestano assistenza si limitano a «raccogliere i dati forniti dal contribuente e compilare la dichiarazione sulla base di quei dati».

Il Caf, o il diverso professionista incaricato, ha soltanto l’obbligo di avvisare il contribuente delle conseguenze sanzionatorie, anche penali, previste in caso di dichiarazioni omesse o mendaci, ma non è tenuto ad entrare nel merito delle informazioni fornite dal richiedente.

Insomma, della correttezza delle dichiarazioni Isee risponde sempre ed esclusivamente il contribuente che le sottoscrive, tranne nei particolari casi in cui si riesca a dimostrare la negligenza del professionista nello svolgimento dell’incarico ottenuto, ad esempio quando ha omesso di riportare informazioni che il cliente gli aveva regolarmente fornito. Dunque, le sanzioni applicate restano, nella quasi totalità dei casi, a carico di colui che ha richiesto ed utilizzato l’Isee.

Per ulteriori informazioni leggi la nostra guida completa su come compilare la dichiarazione Isee.

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