Come diseredare coniuge?

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Autore: Angelo Greco

13 giugno 2024

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Come togliere dall’eredità il marito o la moglie: tre sistemi.

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Un lettore ci chiede come diseredare il coniuge. Può infatti succedere che, a seguito di controversie, anche giudiziarie, tra marito e moglie l’uno dei due voglia escludere l’altro dalla propria eredità. Può farlo? E se sì, è necessario scrivere un testamento? Come si dimostra l’eventuale indegnità a succedere del coniuge? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Si può diseredare il coniuge?

In linea generale, e salvo alcune eccezioni che vedremo a breve,

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non si può diseredare la moglie o il marito. Il coniuge è infatti un «erede legittimario» ossia un erede a cui la legge riserva sempre una quota di eredità (la cosiddetta «quota legittima»), indipendentemente dalla volontà del defunto.

Dunque, anche in presenza di un testamento che stabilisca una volontà contraria, il coniuge superstite può sempre far affidamento su una parte del patrimonio caduto in successione perché gli è garantita dalla legge. Questa parte non gli può essere sottratta; se così fosse, questi potrebbe agire in giudizio per rivendicare quanto gli spetta di diritto con la cosiddetta “azione di riduzione”. Tale azione può essere esercitata entro 10 anni dal decesso del coniuge

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.

La Cassazione (sent. n. 23067/2022) ha detto che, se anche un testamento contenesse la clausola volta a diseredare il coniuge, questa non avrebbe valore. Val la pena riportare il testo della pronuncia della Corte: «La clausola con la quale il de cuius dichiara di non attribuire beni al coniuge non configura una disposizione diseredativa, in quanto volta semplicemente ad escluderlo dal beneficio delle sole disposizioni testamentarie, atteso che il coniuge conserva, comunque, la qualità di erede necessario cui spetta la quota legittima».

Qual è la quota di eredità riservata al coniuge?

La quota di eredità riservata al coniuge superstite dipende essenzialmente da due fattori:

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Quanto al primo punto, in assenza di testamento, l’eredità viene divisa secondo le regole indicate dal Codice civile che danno preferenza ai familiari di grado più prossimo, appunto coniuge e figli.

Invece, in presenza di un testamento, l’eredità viene divisa secondo le ultime volontà ivi espresse, tenendo tuttavia conto che queste non possono privare gli eredi legittimari (coniuge e figli o, in assenza dei figli, i genitori) delle quote loro riservate dalla legge.

È possibile trovare le quote riservate al coniuge nella seguente guida: Come si calcolano le quote dell’eredità.

Qui sinteticamente possiamo ricordare che, se c’è un testamento:

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Al coniuge spetta sempre il diritto di abitazione nella casa coniugale.

Quando si può diseredare il coniuge?

Esistono quattro casi in cui è possibile diseredare il coniuge:

Analizziamo queste ipotesi qui di seguito.

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Nullità del matrimonio

Non basta che venga dichiarata la nullità del matrimonio per escludere il coniuge dall’eredità. Secondo la Cassazione (sent. n. 1772/2024) è necessaria anche la mancanza di buona fede del coniuge superstite. Infatti secondo l’articolo 584 del Codice civile, quando il matrimonio è stato dichiarato nullo dopo la morte di uno dei coniugi, al coniuge superstite di buona fede spetta la quota attribuita al coniuge dalle disposizioni del Codice. Tuttavia, il coniuge superstite è escluso dalla successione, quando la persona della cui eredità si tratta è legato da valido matrimonio al momento della morte. Pertanto, in questi casi si parla di successione del coniuge putativo

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, che si verifica quando vi è stata una sentenza di annullamento del matrimonio e quest’ultima sia stata pronunziata dopo la morte del de cuius, e diversamente non vi sarebbe la delazione ereditaria nei confronti del soggetto estraneo.

Diseredare il coniuge con il divorzio

In caso di divorzio, il coniuge perde definitivamente ogni qualità di erede dell’ex. Pertanto, non c’è neanche bisogno di un formale atto di diseredazione: questa è automatica per via della definitiva cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Quindi, con o senza testamento, a seguito del divorzio l’ex coniuge perde ogni diritto sul patrimonio del defunto.

Diseredare il coniuge con la separazione con addebito

I coniugi che sono semplicemente separati restano l’uno erede dell’altro (fino al divorzio), a meno che la separazione sia stata pronunciata dal coniuge “con addebito”, ossia con imputazione della responsabilità ad uno dei due. In pratica, il Tribunale deve accertare che l’intollerabilità della convivenza è stata determinata da una condotta colpevole del marito o della moglie, lesiva dei doveri del matrimonio. Si tratta dei casi di:

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Dunque, se uno dei due coniugi, nel chiedere al giudice la separazione, dimostra che l’altro si è macchiato di una delle predette colpe, può ottenere a carico di quest’ultimo la dichiarazione di addebito. A seguito di ciò, l’ex perde ogni qualità di erede e non potrà rivendicare alcun diritto sul patrimonio del defunto. Anche in questo caso, pertanto, come in quello precedente, non c’è bisogno di un esplicito atto di diseredazione, essendo questa un effetto automatico della pronuncia del Tribunale.

Diseredare il coniuge tramite l’indegnità a succedere

L’ultimo caso in cui si può diseredare il coniuge è quando questi si macchi di azioni particolarmente riprovevoli nei confronti del coniuge. A tal fine però è necessario ricorrere al giudice, affinché dichiari il coniuge

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indegno a succedere. L’azione può essere esperita dagli eredi del defunto una volta che questi è passato a miglior vita.

Con l’indegnità a succedere si perde automaticamente la qualità di erede.

L’indegnità si può chiedere nei confronti di:

Come escludere mia moglie dall’eredità lasciando tutto al figlio?

Non vi è alcun modo di diseredare il coniuge se non nelle ipotesi viste sopra.

Come detto infatti il matrimonio fa acquisire al coniuge, a norma dell’articolo 536 del Codice civile, lo status di legittimario, consentendogli di rivendicare la quota di legge.

Inoltre, l’ordinamento vieta atti con i quali si rinuncia ai diritti che possono spettare su una successione non ancora aperta (cosiddetto divieto dei patti successori, in base all’articolo 458 del Codice civile).

Quindi se anche la moglie accettasse una scelta del genere, tale rinuncia sarebbe nulla.

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