Omicida nullatenente: chi paga il risarcimento?

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Autore: Mariano Acquaviva

13 maggio 2022

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Quali sono le conseguenze civili del reato? In quali casi è lo Stato a pagare l’indennizzo alla vittima oppure ai prossimi congiunti?

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In passato, ci siamo occupati di chi paga le spese della causa penale se l’imputato è nullatenente, limitandoci solamente al problema dei costi del processo. Ma cosa succede se la persona condannata per un delitto non ha i soldi per pagare i danni alla vittima? Secondo la legge, infatti, ogni reato che causa anche un danno deve essere risarcito. Con questo articolo ci occuperemo di una particolare fattispecie: vedremo cioè chi paga il risarcimento se l’omicida è nullatenente.

Mettiamo il caso che la famiglia della persona uccisa voglia chiedere il risarcimento dei danni all’autore dell’omicidio, ma questi non abbia assolutamente nulla: né uno stipendio né proprietà di alcun tipo. In un’ipotesi del genere (e lo sanno bene i tanti creditori che non riescono a cavare un ragno da un buco dai debitori nullatenenti), le pretese risarcitorie rimarrebbero frustrate, in quanto ogni azione legale porterebbe gli stessi frutti che ottiene chi capovolge un salvadanaio vuoto. Come si fa in questi casi? Bisogna rassegnarsi all’ingiustizia?

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Chi paga il risarcimento se l’omicida è nullatenente? Vediamo.

Reato: quando c’è risarcimento del danno?

Secondo il Codice penale [1], ogni reato obbliga il responsabile:

Ciò significa che l’

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illecito penale (il reato, cioè) ha conseguenze sia in ambito penale che civile: le prime possono sfociare in una condanna alla reclusione, mentre le seconde nell’obbligo di pagare i danni alla vittima o ai suoi parenti.

Reato: quale danno viene risarcito?

La legge è chiara nello stabilire che l’autore del reato deve risarcire non solo il danno patrimoniale ma anche quello non patrimoniale. Cosa significa?

Come spiegato nell’articolo Danno patrimoniale e non patrimoniale: differenze, per danno patrimoniale si intende quello riferito a beni che hanno un valore economicamente determinabile in quanto sono acquistabili, cedibili, ecc.

Il danno patrimoniale determina quindi una diminuzione del capitale del danneggiato. È il caso del danneggiamento a seguito di sinistro stradale, di sottrazione o furto di denaro o di altri oggetti, ecc.

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Il danno non patrimoniale, invece, riguarda i diritti della persona costituzionalmente garantiti, come ad esempio quello alla salute e all’integrità fisica.

Nel danno non patrimoniale rientra ad esempio il danno morale, cioè la sofferenza interiore derivante da un evento illecito, come può esserlo la perdita di un parente o del coniuge per omicidio. È qui che si inserisce la problematica di cui stiamo trattando.

Come si chiedono i danni nel caso di reato?

Per chiedere il risarcimento dei danni conseguenti a un reato ci si può costituire parte civile all’interno del processo penale. Così facendo, la persona danneggiata può chiedere direttamente al giudice penale di liquidargli i danni.

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Ad esempio, la vittima di furto può costituirsi parte civile e domandare la restituzione, in denaro, di ciò che gli è stato illegittimamente sottratto, oltre all’eventuale risarcimento.

Nel caso di omicidio, possono costituirsi parte civile i prossimi congiunti della persona uccisa, i quali hanno diritto al risarcimento del danno non patrimoniale per la perdita del proprio caro.

Omicida nullatenente: chi paga i danni?

Cosa succede se la persona condannata per omicidio è nullatenente e non può pagare il risarcimento dei danni? Accade che l’indennizzo viene pagato dallo Stato.

La legge stabilisce quindi che all’imputato nullatenente che sia stato condannato a pagare i danni si sostituisca lo Stato, il quale provvede a risarcire la vittima o i suoi parenti (come avviene nel caso di omicidio).

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Vediamo più nel dettaglio come funziona il risarcimento dei danni nel caso di omicida nullatenente.

Risarcimento a carico dello Stato: quando si ha diritto?

La legge [2] stabilisce che il diritto all’indennizzo a carico dello Stato è riconosciuto a tutte le vittime di un reato doloso commesso con violenza alla persona nonché alle vittime di caporalato.

Possono quindi chiedere il risarcimento allo Stato, se il colpevole è nullatenente, tutte le vittime di maltrattamenti, violenza sessuale, lesioni personali gravi. Per l’omicidio, l’indennizzo spetta ovviamente ai familiari e ai conviventi.

Sono escluse dal risarcimento a carico dello Stato solamente le percosse e le lesioni non gravi, cioè quelle con prognosi fino a venti giorni.

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L’indennizzo è corrisposto alle seguenti condizioni:

Ovviamente, se la vittima non può chiedere il risarcimento, tali condizioni si applicano ai familiari e a coloro che agiscono per avere il ristoro dei danni. È proprio ciò che accade nel caso di omicida nullatenente.

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Risarcimento a carico dello Stato: come si fa domanda?

La domanda di indennizzo è presentata dall’interessato, o dagli aventi diritto in caso di morte della vittima del reato, personalmente o a mezzo avvocato, corredata dei seguenti atti e documenti:

La domanda deve essere presentata nel

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termine di sessanta giorni che decorre:

Omicida nullatenente: quanto spetta ai familiari?

La legge stabilisce anche quanto spetta alle vittime del reato nel caso in cui i colpevoli siano nullatenenti.

Per la precisione, nell’ipotesi di omicida nullatenente agli eredi spetta un risarcimento pari a

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50mila euro, elevato a 60mila solo per i figli delle vittime di omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona legata da relazione affettiva.

Ecco gli altri importi:

Gli importi possono essere incrementati, fino ad un massimo di 10mila euro, per spese mediche e assistenziali documentate. Per i delitti diversi, invece, l’indennizzo è erogato, fino a un massimo di 15mila euro, solo per spese mediche e assistenziali documentate.

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