Da chi viene eletto il Parlamento?

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Autore: Paolo Remer

18 dicembre 2022

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Quali cittadini fanno parte dell’elettorato passivo e possono votare per eleggere i componenti della Camera dei deputati e del Senato; chi può essere eletto.

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Spesso, si dice che ogni popolo ha la classe politica e il Governo che si merita. In Italia, però, il Governo non viene eletto direttamente dai cittadini, ma, a norma dell’art. 92 della Costituzione, è il presidente della Repubblica che nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. In questa delicata fase ci sono delle consultazioni con le forze politiche, perché il Governo appena nominato dovrà presentarsi in Parlamento per ottenere la fiducia, che viene espressa con il voto favorevole della maggioranza della Camera dei deputati e del Senato. Se in seguito la fiducia viene meno, il Governo deve dimettersi, e si apre una crisi che terminerà con la formazione di un nuovo Governo, o, se questo non risulta possibile, con le elezioni politiche anticipate.

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A sua volta, il Parlamento è l’organo che ogni sette anni elegge, in seduta comune, il presidente della Repubblica. Così il problema della rappresentatività popolare – che è il requisito fondamentale della democrazia – si sposta sul terreno del Parlamento, al quale la nostra Costituzione assegna la centralità nella vita politica del Paese. E allora la domanda fondamentale da porsi è: da chi viene eletto il Parlamento? Vediamo.

Elettorato attivo e passivo

Il Parlamento italiano viene eletto da un’ampia compagine di cittadini che viene raggruppata nella definizione di «

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elettorato attivo»: sono coloro che votano, e si distinguono dall’elettorato passivo, che comprende coloro che possono essere votati, dunque i cittadini che possono candidarsi alle elezioni. Quindi, l’elettorato attivo comprende coloro che hanno la possibilità di votare, mentre l’elettorato passivo riguarda coloro che hanno la capacità di essere eletti.

Come vedremo fra poco, i due gruppi non coincidono, e si differenziano essenzialmente in base alle fasce di età. Di regola, infatti, chi è elettore è anche eleggibile, salve le specifiche cause di ineleggibilità o di incompatibilità a ricoprire determinate cariche elettive, che sono previste dalla legge. Dopo queste necessarie premesse, possiamo vedere

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da chi viene eletto il Parlamento.

Chi elegge il Parlamento?

L’art. 48 della Costituzione attribuisce la qualità di «elettori» a tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. L’espressa indicazione delle donne nella Carta costituzionale del 1946 è stata una conquista: fino a quella data non esisteva il completo suffragio universale femminile in Italia, e le donne hanno votato per la prima volta, senza distinzioni rispetto agli uomini, nel referendum del 1945 che ha segnato l’abolizione della monarchia ed il passaggio alla Repubblica.

Quindi, eleggono il Parlamento tutti i cittadini italiani (a prescindere dal sesso) che hanno compiuto 18 anni di età

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. Il diritto di voto è la principale prerogativa del cittadino, tant’è che la stessa norma costituzionale indica il suo esercizio come «dovere civico»; questa formula – che non qualifica il voto come un obbligo giuridico – lascia la libertà di non votare, dunque l’astensionismo è legittimo.

I due rami del Parlamento

Il Parlamento italiano ha una struttura bicamerale e si compone di due rami: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Sono due assemblee distinte e che lavorano separatamente; si riuniscono in seduta comune solo nei rari casi stabiliti dalla Costituzione, come l’elezione del presidente della Repubblica e il suo giuramento, o la sua messa in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

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Bisogna ricordare che l’Italia è una repubblica democratica a sovranità popolare, e perciò è indispensabile che il Parlamento venga eletto direttamente dal popolo: solo così l’assemblea legislativa può diventare l’effettiva depositaria della volontà popolare, attraverso i rappresentanti che i cittadini hanno scelto, votato e quindi eletto come componenti della Camera e del Senato.

Entrambi i rami del Parlamento durano in carica per 5 anni dalle elezioni (questo periodo si definisce «legislatura»), a meno che il presidente della Repubblica non deliberi il loro scioglimento prima della naturale scadenza, così indicendo nuove elezioni anticipate.

Chi elegge la Camera dei deputati?

L’

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art. 56 della Costituzione dispone che la Camera dei deputati è eletta «a suffragio universale e diretto»: votano, quindi, tutti i cittadini maggiorenni, senza esclusioni e senza intermediazioni. Infatti ogni tipo di voto elettorale (come quello per il Parlamento, per i referendum o anche per le elezioni amministrative dei sindaci e dei consigli regionali) deve sempre essere «personale, uguale, libero e segreto».

Quanto all’elettorato passivo, invece, sono eleggibili come deputati tutti gli elettori che hanno compiuto 25 anni di età (quindi occorrono 7 anni in più rispetto a quelli necessari per fare parte dell’elettorato attivo: i neo maggiorenni devono pazientare un po’ per entrare a Montecitorio).

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Chi elegge il Senato della Repubblica?

L’elezione dei componenti del Senato è disciplinata dall’art. 58 della Costituzione: anche in questo caso, vige la fondamentale regola del «suffragio universale e diretto», ma l’età minima dei cittadini elettori era fissata, sino a poco tempo fa, a 25 anni compiuti. Tuttavia, una legge costituzionale approvata nel 2021 ha abbassato il limite di età per gli elettori del Senato a 18 anni: quindi, a partire dalle prossime elezioni, non vi saranno più differenze tra l’elettorato attivo della Camera dei deputati e quello del Senato [1].

Sono, invece, eleggibili a senatori tutti gli elettori che hanno compiuto 40 anni di età: per entrare a Palazzo Madama è richiesta un’età alquanto più alta di quella necessaria per diventare membri della Camera, e questa è una delle poche e leggere differenziazioni rimaste tra i componenti dei due rami del Parlamento.

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