Caduta in moto: quando la colpa è del motociclista?

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Autore: Mariano Acquaviva

11 settembre 2022

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Cos’è il principio informatore della circolazione? In cosa consiste il principio di affidamento? Perdita del controllo della moto: chi è responsabile?

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La legge impone di utilizzare la massima prudenza quando si è alla guida di un veicolo. Si tratta del cosiddetto “principio informatore della circolazione”, secondo cui gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione e in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale [1]. Ciò significa che ognuno deve essere il più responsabile possibile e cercare di prevedere anche le azzardate manovre altrui. Con questo articolo ci concentreremo su una specifica questione: vedremo cioè

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quando per la caduta in moto è responsabile il motociclista stesso.

A questa domanda sembra aver fornito risposta una recente ordinanza della Corte di Cassazione [2], secondo cui il motociclista è colpevole della propria caduta (e, pertanto, non può accampare nessuna pretesa risarcitoria) se ha una percezione errata della condotta degli altri utenti della strada, dovuta anche all’eccessiva velocità a cui sta procedendo. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando il motociclista è responsabile della sua stessa caduta.

Obbligo di prudenza: cos’è?

Come ricordato in apertura, la legge stabilisce un vero e proprio

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obbligo di prudenza per tutti coloro che si trovano in una strada pubblica, sia a piedi che alla guida di un veicolo.

Il dovere di non costituire pericolo o intralcio alla circolazione vale quindi per tutti gli utenti della strada, anche per coloro che sono in sella a una bicicletta o a una moto.

Questo generico obbligo trova poi concreta applicazione nelle singole circostanze concrete. Ad esempio, il Codice della strada stabilisce che i conducenti, approssimandosi ad una intersezione, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti [3].

Insomma, è come se la legge dicesse che, nel dubbio, bisogna fare la cosa meno pericolosa possibile, come ad esempio decelerare oppure accostarsi al margine destro della strada.

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Principio dell’affidamento: cos’è?

Dall’obbligo di prudenza quale “principio informatore della circolazione” discende un ulteriore principio: quello dell’affidamento. In cosa consiste? In parole povere, significa che chi si trova in strada confida nel fatto che anche gli altri rispettino le regole del Codice.

Insomma: il principio dell’affidamento nella circolazione stradale vuol dire che ogni utente può ragionevolmente attendersi che anche gli altri si attengano alla legge.

Quando si è responsabili dell’imprudenza altrui?

La regola appena descritta, però, non deve giustificare comportamenti negligenti. Secondo la Cassazione [4], il principio dell’affidamento trova temperamento nell’opposto principio secondo cui l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel

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limite della prevedibilità.

In altre parole, chi circola in strada deve sì aspettarsi che anche gli altri si comportino da bravi cittadini, ma deve allo stesso tempo cercare di prevedere potenziali circostanze che possano creare pericolo.

Questo significa che tutti devono mettersi nelle condizioni di poter evitare l’eventuale violazione al Codice della strada posta in essere dagli altri utenti.

Ad esempio, l’automobilista che vede dei bambini giocare sul ciglio della strada deve prudentemente rallentare e mettere in conto che uno di loro, distrattamente, si getti in strada senza preavviso.

E ancora, chi, pur avendo la precedenza, si rende conto che dall’altra parte dell’incrocio sopraggiunge un veicolo ad altissima velocità che sicuramente (o molto probabilmente) non riuscirà a fermarsi allo stop, allora deve evitare di impegnare l’intersezione anche se la precedenza gli darebbe ragione.

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Quando il motociclista è responsabile della propria caduta?

Se il motociclista cade in strada perché ha perso il controllo della moto, chi è responsabile? Dipende dalle circostanze.

Secondo la Corte di Cassazione, se il motociclista cade a causa di una brusca frenata non giustificata da alcun pericolo concreto, allora la responsabilità non potrà essere addossata ad altri.

Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, un motociclista che sopraggiungeva dalla corsia opposta frenava improvvisamente per evitare un’automobile ferma e pronta a svoltare a sinistra.

Secondo la Cassazione, il risarcimento va escluso in quanto la responsabilità della caduta è da attribuirsi esclusivamente alla

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condotta imprudente del motociclista il quale, a causa della sostenuta velocità a cui procedeva, percepiva un pericolo in realtà inesistente (l’auto ferma all’incrocio in procinto di svoltare).

La ricostruzione del fatto non lascia aditi a dubbi: al momento dell’incidente, il motociclo e l’automobile stavano percorrendo la medesima strada in direzioni contrapposte; l’autoveicolo era fermo, con l’indicatore di direzione azionato, in attesa di svoltare a sinistra; il motociclista, procedendo ad elevata velocità, a causa di una erronea ed esagerata percezione di pericolo, in realtà insussistente, eseguiva una brusca e lunga frenata, non sapeva controllare il proprio mezzo e perciò cadeva, senza entrare in collisione con l’auto.

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In sostanza, l’esclusiva responsabilità dell’infortunio va ascritta alla vittima, senza nemmeno potersi parlare di un concorso di colpa in capo all’automobilista, il quale aveva rispettato in pieno le regole del Codice della strada.

Caduta motociclista: quando c’è risarcimento danni?

Al contrario, se la perdita del controllo della moto è effettivamente imputabile a fattori estranei alla propria condotta imprudente, allora si potrà chiedere il risarcimento.

Ad esempio, c’è risarcimento danni per moto caduta su macchia d’olio, a meno che l’ente che gestisce la strada (il Comune, ad esempio) non fornisca prova del caso fortuito, cioè dell’evento eccezionale e imprevedibile contro cui non era possibile fare nulla.

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Ugualmente, spetta il risarcimento dei danni al motociclista che perde il controllo del veicolo e rovina a terra per la presenza di ghiaia sul manto stradale.

In questo caso, però, la Cassazione [5] ha precisato che il motociclista caduto in strada non può accampare alcuna pretesa se l’insidia era visibile oppure segnalata, o ancora se la presenza della stessa era ben nota all’utente della strada.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha optato per un concorso di colpa al 50% per il fatto che il sinistro era avvenuto in una rotatoria che si immetteva nella via dove lo stesso risiedeva.

Dovendo dunque presumersi a lui nota l’esistenza di lavori appena conclusi in quel tratto di strada, il danneggiato ben avrebbe dovuto adottare maggiori cautele, proprio in virtù del “principio informatore” che obbliga tutti a prestare la massima prudenza e attenzione.

In particolare, secondo i giudici, il motociclista avrebbe potuto ridurre la velocità della moto che, avendo come noto una ridotta stabilità rispetto ad un veicolo a quattro ruote, presentava un maggior rischio di scivolamento.

Ha invece pienamente ragione il motociclista che cade perché costretto a frenare bruscamente a causa di un’automobile che gli taglia la strada [6].

Per ulteriori approfondimenti in tema di responsabilità per caduta in moto, leggi l’articolo Incidente su moto e danni al passeggero: chi risarcisce?

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