La polizia può fare domande personali?

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Autore: Mariano Acquaviva

02 dicembre 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Sono legali le domande sulla vita privata che le autorità fanno durante un controllo? In quali casi ci si può rifiutare di rispondere e quando invece c’è reato?

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La polizia, anche di propria iniziativa, può svolgere attività d’indagine al fine di raccogliere prove utili per dimostrare la fondatezza della notizia di reato acquisita. Tra le sue prerogative v’è anche quella di raccogliere informazioni da chi può riferire circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. È in questo contesto che si pone la seguente domanda: la polizia può fare domande personali?

Il quesito si pone non soltanto nell’ipotesi in cui un soggetto sia sentito in qualità di persona informata sui fatti (di

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testimone, in pratica), ma anche quando sia fermato per un semplice controllo “patente e libretto” mentre è alla guida della propria vettura. In buona sostanza, ci si chiede se le forze dell’ordine possano fare domande che, a prima vista, nulla hanno a che vedere con le indagini. Approfondiamo l’argomento.

In quali casi la polizia può fare domande?

La polizia può fermare una persona e farle delle domande nei seguenti casi:

Vanno infine menzionati i casi in cui è la legge a stabilire espressamente quando la polizia può fermare una persona. Classico caso è il

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controllo stradale di chi è alla guida del proprio veicolo.

Polizia e carabinieri possono fare domande personali?

Polizia e carabinieri non sono autorizzati a fare domande personali, a meno che queste non siano assolutamente indispensabili per l’attività che stanno svolgendo. Facciamo qualche esempio.

La polizia può chiedere all’indagato se fa uso di sostanze stupefacenti, se ciò serve a chiarire se la droga era per sé oppure era destinata allo spaccio.

I carabinieri possono chiedere alla persona informata sui fatti se, la notte in cui ha assistito al reato affacciandosi dalla finestra, in casa era presente anche qualcun altro in grado di confermare le circostanze.

Non sono ammesse domande personali che non abbiano alcuna utilità per l’

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attività investigativa o di semplice controllo preventivo.

In questi casi, il soggetto a cui sono rivolte può legittimamente rifiutarsi di rispondere.

La polizia stradale non può chiedere all’automobilista, fermato solo per un controllo di routine, dove si sta recando.

Per ulteriori approfondimenti, si legga l’articolo dal titolo La polizia può chiedere dove sto andando?

Cosa succede se non si risponde alle domande della polizia?

La persona informata sui fatti che rifiuta di collaborare con le autorità rischia di essere denunciata per favoreggiamento personale.

L’indagato, al contrario, può sempre rifiutarsi di rispondere: si tratta di una facoltà attribuita direttamente dalla legge.

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Peraltro, come sopra ricordato, chi è indagato può essere sottoposto a domande solo in presenza di un avvocato.

È invece sempre legittimo rifiutarsi di rispondere alle domande personali che non abbiano alcuna attinenza con l’attività svolta dalla polizia.

Come sapere se la polizia può fare domande personali?

Giunti a questo punto, è più che naturale chiedersi come sapere se la polizia può davvero fare domande personali.

In altre parole, come sapere se ci si può rifiutare di rispondere senza incorrere in un reato (ad esempio, quello di favoreggiamento)?

Questo problema non si pone per gli indagati, i quali possono sempre rifiutarsi di rispondere a qualsiasi tipo di domanda, godendo di un vero e proprio

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diritto al silenzio.

Per tutti gli altri, cioè essenzialmente per le persone informate sui fatti, la questione è più delicata, in quanto il rifiuto di rispondere potrebbe essere percepito dalla polizia come un “atto ostile” nei loro confronti, volto a favorire la persona su cui si sta indagando.

Ebbene, solitamente se la polizia fa domande personali ne spiega anche la ragione.

In altre parole, quando le autorità devono fare domande un po’ più scomode, riguardanti la vita privata (problemi di salute, relazioni affettive, ecc.), spiegano anche la ragione di tale “invadenza”, in modo tale da far capire al soggetto a cui sono poste il motivo per cui è importante rispondere.

Carlo è sposato con Marta ma ha una relazione extraconiugale con Paola. Un giorno Marta viene uccisa. La polizia potrà chiedere a Carlo se Paola era la sua amante, visto che è la principale sospettata e la sua relazione adulterina potrebbe rappresentare il movente del delitto.

In buona sostanza, la polizia deve rendere chiaro perché occorre fare domande personali: solo se queste sono davvero utili alla propria attività potranno essere poste, altrimenti saranno sempre illegittime.

Per ulteriori approfondimenti, si legga l’articolo dal titolo Posso non rispondere alle domande della polizia?

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