Cosa significa "Contratto risolto di diritto"?

Aggiungi un commento
Annuncio pubblicitario
Autore: Angelo Greco

13 novembre 2023

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Una guida per comprendere il concetto legale di “contratto risolto di diritto” e le sue implicazioni pratiche.

Annuncio pubblicitario

Nel mondo del diritto, il termine “contratto risolto di diritto” si riferisce a una situazione specifica in cui un contratto cessa di avere effetto automaticamente, a seguito di determinate circostanze, senza la necessità di una pronuncia giudiziale. Questo concetto, che trova fondamento in alcune disposizioni del codice civile, ha importanti ripercussioni sia per le aziende che per i singoli individui. Esploriamo più nel dettaglio cosa significa “contratto risolto di diritto”, cosa implica questa terminologia e come viene applicata nella pratica legale.

Annuncio pubblicitario

Che cosa si intende per “risoluzione di diritto” di un contratto?

Per comprendere cosa vuol dire l’espressione “contratto risolto di diritto” dobbiamo fare un passo indietro.

Quando una delle parti firmatarie di un contratto non adempie agli impegni presi, l’altra può agire dinanzi al giudice per ottenere alternativamente:

Annuncio pubblicitario

In entrambi i casi è comunque possibile chiedere anche il risarcimento dei danni causati dall’inadempimento o dal ritardo nell’adempimento.

Quando è possibile chiedere la risoluzione del contratto?

La risoluzione del contratto – ossia lo scioglimento del vincolo – può essere chiesta solo in presenza di

Annuncio pubblicitario
gravi inadempimenti, quelli cioè che riguardano prestazioni essenziali, senza le quali il contratto non sarebbe mai stato concluso.

Si pensi a chi compra un’auto e poi si accorge che il motore è difettoso. Non si potrebbe, al contrario, chiedere la risoluzione del contratto di acquisto di un capo d’abbigliamento di alta sartoria solo perché un bottone è leggermente cadente (cosa facilmente risolvibile con un colpo di ago e filo).

Si può chiedere al giudice la risoluzione del contratto anche quando la controparte è in grave ritardo nell’adempimento della propria prestazione. Si pensi a una persona che abbia necessità di ricevere l’auto ordinata in concessionaria e quest’ultima, dopo quasi otto mesi, non l’abbia ancora consegnata. In tal caso sarà interesse dell’acquirente sciogliersi dal contratto e contattare un’altra azienda, senza perciò essere costretto a pagare quella precedente nel momento in cui (chissà quando) arriverà il prodotto richiesto.

Annuncio pubblicitario

Anche in questo secondo caso è sempre il giudice che valuta, alla luce degli interessi delle parti e del valore del contratto, quando l’inadempimento si può ritenere talmente grave da giustificare una richiesta di risoluzione del contratto.

Cos’è la risoluzione di diritto?

Le parti possono tuttavia prevedere, già nel contratto stesso, che:

si considerano “gravi” (ossia essenziali per il consenso) e dunque danno diritto ad avvalersi della risoluzione automatica del contratto. La parte che si voglia avvalere di tale clausola, quindi, non dovrà necessariamente ricorrere al giudice per far accertare la gravità dell’inadempimento o del ritardo essendo già tipizzata, nel contratto, la fattispecie che dà diritto alla risoluzione.

Annuncio pubblicitario

Dunque, la “risoluzione di diritto” di un contratto avviene quando, a causa dell’inadempimento di una delle parti, il contratto viene automaticamente considerato come terminato, senza la necessità dell’intervento di un giudice. Questo significa che il contratto si scioglie di per sé, in virtù delle condizioni previste al suo interno o per legge.

In sintesi il termine “risoluzione di diritto” potrebbe essere così tradotto in un linguaggio semplice: risoluzione automatica, che scatta già per una previsione delle parti, anche senza una sentenza del giudice che accerti la gravità dell’inadempimento o del ritardo.

Facciamo un esempio. Immaginiamo una persona che stipuli un contratto di locazione commerciale e che stabilisca, già nella scrittura privata, che il mancato pagamento anche solo di una mensilità, determinerà la risoluzione di diritto del contratto. In tal caso, il locatore che voglia sfrattare l’inquilino non dovrà ricorrere a un giudice che valuti la gravità dell’inadempimento potendo limitarsi piuttosto a inviargli una comunicazione scritta che manifesti la sua volontà di avvalersi della clausola che gli consente di invocare appunto la risoluzione automatica. Sussiste infatti la condizione prevista nella suddetta clausola e quindi il diritto di dichiarare ormai sciolto il contratto.

Annuncio pubblicitario

Come si distingue dalla risoluzione giudiziale?

A differenza della risoluzione giudiziale, che richiede un intervento del tribunale per dichiarare la gravità dell’inadempimento e quindi la fine di un contratto, la risoluzione di diritto avviene automaticamente (perché la situazione era già stata prevista nel contratto) e non necessita di un pronunciamento giudiziario.

Quali sono le conseguenze pratiche?

Le conseguenze della risoluzione di diritto di un contratto includono l’obbligo per le parti di restituire eventuali prestazioni già ricevute e la cessazione di ogni obbligazione futura derivante dal contratto. Inoltre, la parte inadempiente può essere tenuta a risarcire i danni causati all’altra parte.

Annuncio pubblicitario

Quando si può ottenere la risoluzione automatica del contratto?

In caso di inadempimento, la parte non inadempiente, anziché proporre la domanda per ottenere la risoluzione del rapporto attraverso una sentenza costitutiva del giudice, può giungere alla risoluzione automatica del contratto nei tre seguenti casi:

Analizziamo singolarmente queste tre ipotesi.

Diffida ad adempiere

Ai sensi dell’articolo 1454 cod. civ., in caso di inadempimento, la parte che lo subisce può intimare alla controparte di

Annuncio pubblicitario
adempiere entro un congruo termine, scaduto il quale il contratto si intende sciolto definitivamente. È una sorta di “avvertimento”, di “messa in mora”.

Si tratta chiaramente una facoltà. La parte può attendere il tempo che vuole; può anche rivolgersi direttamente al giudice.

L’inadempimento si deve essere già verificato e deve essere grave.

La diffida deve contenere:

Termine essenziale

Le parti possono prevedere nel contratto un termine essenziale per l’adempimento, decorso il quale il contratto si intende automaticamente risolto. La clausola che contiene il termine essenziale non è considerata vessatoria e quindi non richiede un’apposita ed ulteriore firma.

Annuncio pubblicitario

Si pensi al caso di un soggetto che, avendo bisogno di una prestazione entro un determinato giorno, deduce in contratto che il ritardo di un solo giorno nell’esecuzione della prestazione stessa, gli darà diritto di sciogliersi dal contratto, esigere la restituzione dell’anticipo già versato e il risarcimento del danno.

Scaduto il termine, la parte deve dare comunicazione all’altra parte, entro 3 giorni, di volersi avvalere del termine essenziale. Se questa, entro i suddetti 3 giorni, non adempie, il contratto si considera automaticamente risolto.

Clausola risolutiva espressa

Le parti possono inserire nel contratto una clausola con cui si prevede l’automatico scioglimento del contratto qualora una determinata obbligazione non venga adempiuta secondo le modalità stabilite dalle parti stesse.

In tal caso, affinché si verifichi la risoluzione di diritto, la parte interessata deve dichiarare all’altra che intende valersi della clausola risolutiva espressa. Costituisce invece una clausola di stile quella redatta con generico riferimento alla violazione di tutte le obbligazioni contenute nel contratto.

La stipulazione di una clausola risolutiva espressa non limita la possibilità di chiedere la risoluzione al giudice anche nel caso di ulteriori inadempimenti, purché gravi, anche se non tipizzati dalle parti.

Sostieni laleggepertutti.it

Non dare per scontata la nostra esistenza. Se puoi accedere gratuitamente a queste informazioni è perché ci sono uomini, non macchine, che lavorano per te ogni giorno. Le recenti crisi hanno tuttavia affossato l’editoria online. Anche noi, con grossi sacrifici, portiamo avanti questo progetto per garantire a tutti un’informazione giuridica indipendente e trasparente. Ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di andare avanti e non chiudere come stanno facendo già numerosi siti. Se ci troverai domani online sarà anche merito tuo. Diventa sostenitore clicca qui