Cos'è il diritto alla disconnessione?

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Autore: Paolo Remer

10 febbraio 2024

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Quando chi lavora in modalità agile può staccare la spina; come far valere i propri diritti quando il capo chiama i propri dipendenti fuori orario impedendogli il riposo.

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Non è vero che lavorare da casa è meglio che stare in azienda. Chi lavora in modalità smart working viene spesso bombardato di richieste a tutte le ore del giorno e della sera, sabato e festivi compresi, e anche durante le pause pranzo. La distanza dalla sede fisica non impedisce queste richieste, ma anzi le favorisce, perché il datore di lavoro ritiene che i suoi dipendenti che lavorano da casa debbano sempre essere reperibili e disponibili.

Per fronteggiare queste penose situazioni, che impediscono il dovuto riposo quotidiano e settimanale, nonché le necessarie pause durante l’arco della giornata lavorativa, esiste il diritto alla disconnessione, che è riconosciuto dalla legge e non può essere negato. Ma nella pratica i contorni di questa fondamentale garanzia per i dipendenti sono ancora piuttosto incerti, quindi per chi lavora frequentemente in smart working è bene sapere

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cos’è il diritto alla disconnessione, quando si applica e come funziona in concreto.

Ti anticipiamo che il diritto alla disconnessione serve a proteggere i lavoratori dai frequenti rischi di cadere in quelle tristi situazioni che gli esperti chiamano over-communication, ossia il dover essere sempre reperibili, grazie ai dispositivi tecnologici che ci rendono sempre connessi. Alcuni datori di lavoro tendono ad approfittarne, anche inconsapevolmente, pretendendo una continua reperibilità dai loro dipendenti in smart working e tempestandoli di chiamate, e-mail o messaggi su WhatsApp. Per questo è stato necessario porre un argine e delimitare i confini temporali oltre i quali l’azienda, pubblica o privata, non può contattare i dipendenti che lavorano in modalità agile, neanche quando gli strumenti di connettività sono stati forniti dall’azienda stessa.

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Il lavoro agile è stato introdotto in Italia nel 2017 (e il suo antenato, il telelavoro, nel 2004) ma le norme di allora non contenevano espressamente un riferimento al diritto alla disconnessione. Già nel 2020, in piena pandemia di Covid (durante la quale si è notevolmente ampliato il ricorso allo smart working per tutte le attività che non richiedevano la presenza fisica sul posto di lavoro) il Garante privacy aveva avvertito che senza l’introduzione di misure normative opportune si rischiava di «vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa, annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale».

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E in effetti c’era una grave lacuna – colmata nel 2021, come vedremo fra poco – che penalizzava i lavoratori agili rispetto a quelli tradizionali, che vanno fisicamente presso la sede, ufficio, negozio o stabilimento; per costoro i turni sono scanditi da orari precisi, e il confine tra attività lavorativa e vita privata è netto, perché dopo aver terminato il proprio turno, una volta usciti dall’azienda (salvi casi particolari, come le fasce di reperibilità) non si è più tenuti a svolgere ulteriori prestazioni durante quella giornata.

Diritto alla disconnessione: definizione

Il “

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diritto alla disconnessione” è un concetto che è stato introdotto recentemente nel diritto del lavoro italiano, allo scopo di proteggere i lavoratori che operano in modalità di smart working dalle indebite ingerenze oltre orario alle quali abbiamo accennato nell’introduzione.

Il diritto alla disconnessione significa, per il lavoratore dipendente in smart working, potersi disconnettere in determinati giorni e orari dai dispositivi tecnologici e dalle piattaforme telematiche utilizzate per svolgere le prestazioni lavorative. Il datore di lavoro ha il correlativo dovere di rispettare questo diritto, evitando di formulare richieste o pretese durante tali fasce orarie.

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Diritto alla disconnessione: fonti normative

Il diritto alla disconnessione per i lavoratori in smart working è stato introdotto in Italia con una legge del 2021 [1] in attuazione di una direttiva europea [2] che raccomandava a tutti gli Stati membri di introdurre nei propri ordinamenti nazionali apposite previsioni per riconoscere questo diritto come fondamentale per i dipendenti, pubblici e privati, a tutela della loro salute.

Tale norma dispone che: «Ferma restando, per il pubblico impiego, la disciplina degli istituti del lavoro agile stabilita dai contratti collettivi nazionali, è riconosciuto al lavoratore che svolge l’attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche

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, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati. L’esercizio del diritto alla disconnessione, necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore, non può avere ripercussioni sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi».

Diritto alla disconnessione: come funziona?

Il diritto alla disconnessione comporta la non ingerenza del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti in smart working durante i giorni e gli orari stabiliti per garantire il dovuto diritto al riposo.

In concreto, il diritto alla disconnessione significa che:

Diritto alla disconnessione: applicazioni pratiche

Avvalendosi del diritto alla disconnessione, il dipendente in smart working può, quando il suo orario lavorativo è terminato, e fatto salvo il rispetto delle eventuali fasce di reperibilità concordate:

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Tutto questo per poter godere del necessario riposo e potersi dedicare alle proprie attività personali senza interferenze. Così il confine tra attività lavorative e sfera privata viene ristabilito.

Diritto alla disconnessione: può essere limitato?

L’esercizio del diritto alla disconnessione non può essere sottoposto a limitazioni o interruzioni, tranne quando esse sono previste nell’

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accordo individuale di prestazione di lavoro in modalità agile e nei periodi di reperibilità stabiliti dalla contrattazione collettiva del comparto di riferimento e dalla turnazione esistente nell’ufficio, stabilimento o azienda in cui si lavora (si pensi a coloro che devono poter essere contattati anche di notte e nei giorni festivi, al verificarsi di emergenze).

L’esercizio del diritto alla disconnessione – che come abbiamo visto è necessario per tutelare i tempi di riposo e la salute del lavoratore – non può avere ripercussioni negative sul rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi. In concreto, ciò significa che un lavoratore non può essere penalizzato – né economicamente né disciplinarmente – per aver scelto di disconnettersi al di fuori delle ore di lavoro stabilite.

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Datore di lavoro non rispetta diritto alla disconnessione: quali conseguenze?

Se il datore di lavoro non rispetta il diritto alla disconnessione dei propri dipendenti in smart working può subire sanzioni amministrative dall’Ispettorato del lavoro e dalle altre autorità competenti (analogamente a quanto succede se viola i riposi giornalieri e settimanali o non riconosce le ferie) ed è tenuto al risarcimento dei danni nei confronti dei lavoratori costretti a svolgere le prestazioni in violazione degli orari di disconnessione previsti, specialmente quando essi dimostrano di essere stati colpiti da burnout o da altri problemi di salute collegati allo stress da superlavoro.

Per ottenere il risarcimento dovuto a questo stress da lavoro correlato è necessario documentare innanzitutto gli orari extra svolti a seguito delle richieste formulate dal datore in violazione del diritto alla disconnessione, e provare la sussistenza del nesso di derivazione causale tra le patologie psico-fisiche insorte (evento lesivo) e la compromissione del necessario riposo dovuta al lavoro eccessivo (causa scatenante): per evitare le contestazioni datoriali e vincere la causa in tribunale è opportuno munirsi di una perizia medico-legale.

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