Prestito tra familiari con bonifico: regole da rispettare
Prestare denaro a un figlio o a un parente con un bonifico è legittimo, ma richiede alcune regole precise per evitare problemi con il Fisco: ecco come fare, quando serve il contratto e se va registrato.
Fare un prestito tra familiari – a un figlio, un fratello o un genitore – è una pratica molto diffusa in Italia: spesso non si tratta di somme enormi, ma di un aiuto economico per affrontare spese importanti come l’acquisto della casa, gli studi universitari o un momento di difficoltà. E per rendere le cose più semplici e veloci spesso si ricorre al bonifico, bancario o postale, in modo che il beneficiario possa ricevere al più presto la somma, avendo anche una traccia dell’operazione compiuta.
Quello che molti non sanno, però, è che anche un prestito tra familiari deve rispettare regole ben precise, anche – e potremmo dire soprattutto – se avviene con bonifico bancario. Ignorarle può far scattare controlli del Fisco o addirittura dare luogo a contestazioni legali. Vediamo quindi come fare correttamente un prestito familiare tramite bonifico, per tutelare sia chi presta i soldi sia chi li riceve.
Indice
Prestito tra familiari: è legale?
Sì, il prestito tra familiari è perfettamente
Perché è importante il bonifico
Il bonifico è il metodo più sicuro per erogare un prestito, perché:
- garantisce tracciabilità delle somme (richiesta anche dalle norme antiriciclaggio);
- permette di provare con certezza la data e l’importo;
- tutela da possibili contestazioni future.
È consigliabile indicare nella
Prestito infruttifero o con interessi?
Un prestito tra familiari può essere:
- infruttifero: senza interessi (ed è questa la forma più comune tra parenti);
- fruttifero: con interessi concordati (possibile, purché non usurari, ma raro in famiglia).
Attenzione: se si pattuiscono interessi sul prestito, bisogna dichiararli al Fisco e il creditore dovrà pagare le imposte relative.
Serve un contratto scritto?
Il
Un semplice accordo scritto, anche in forma privata, mette tutto chiaramente “nero su bianco”, in quanto specifica esattamente:
- l’importo del prestito concesso;
- la data di erogazione;
- le modalità e i tempi di restituzione;
- l’eventuale presenza (o assenza) di interessi.
Il documento tutela entrambe le parti ed evita che il prestito venga confuso con una donazione (che, in quanto tale, non obbliga alla restituzione della somma ricevuta).
Registrazione del contratto
Se il prestito supera determinate soglie o se si vuole dare maggiore certezza giuridica, è opportuno registrare il contratto all’Agenzia delle Entrate. Leggi esattamente
La registrazione comporta il pagamento dell’imposta di registro fissa (200 euro) o ad aliquota del 3% sul valore della somma mutuata, ossia sull’importo del prestito. Al momento della registrazione bisogna anche versare l’imposta di bollo (16 euro ogni 4 facciate, o 100 righe, di contratto).
Tieni presente che la registrazione del contratto di prestito tra privati non è obbligatoria, ma risulta utile in caso di controlli o controversie in quanto attribuisce data certa all’operazione; altri modi validi sono la Pec o la raccomandata senza busta.
Attenzione al Fisco
Il Fisco può insospettirsi se verifica sul conto del beneficiario l’arrivo di somme ingenti senza una giustificazione chiara, e può chiedere spiegazioni agli interessati.
Un prestito correttamente documentato evita:
- accertamenti per redditi non dichiarati (e conseguente applicazione di imposte);
- contestazioni di donazione dissimulata (che richiederebbe il versamento dell’imposta sulle donazioni, se non ci sono cause di esenzione);
- dubbi su attività di prestito abusivo (specialmente se le operazioni sono ricorrenti, di elevato importo compiute verso beneficiari diversi).
Per il modello di scrittura privata da utilizzare per metterti al riparo da contestazioni del Fisco, consulta “Prestiti tra famigliari: contro l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, la scrittura da firmare”.
Restituzione del prestito
Anche la restituzione deve avvenire, preferibilmente, tramite strumenti tracciabili (bonifico o assegno), evitando il contante, in modo da dare maggiore certezza all’operazione. Questo vale anche se il rimborso avviene in forma rateale.
È consigliabile riportare la causale: “Restituzione prestito infruttifero del [indicare la data]”.
Esempio pratico
Un padre presta al figlio 20.000 euro per aiutarlo nell’acquisto della prima casa.
- Fa un bonifico con causale “Prestito infruttifero per acquisto immobile – da restituire in 5 anni”.
- Le parti redigono un contratto scritto in cui indicano importo, durata e rate.
- Registrano il contratto all’Agenzia delle Entrate.
In questo modo, il figlio è tutelato da accertamenti fiscali e il padre potrà sempre dimostrare, in caso di contestazioni, la natura del trasferimento.
Come regolarizzare un prestito precedente?
Se avevi fatto in passato un bonifico a un familiare come prestito, ma
Ecco come fare: devi redigere, a data attuale, una scrittura privata retroattiva in quanto serve per formalizzare l’accordo del prestito già avvenuto, indicando la data (e quindi specificando che è già stato effettuato in precedenza), l’importo trasferito, le modalità di restituzione (rate, scadenze, ecc.) e la causale del bonifico (riportando fedelmente l’esatta dicitura che avevi utilizzato al momento dell’operazione).
Tieni presente che il bonifico effettuato è già di per sé una prova documentale del trasferimento di denaro avvenuto a titolo di prestito; perciò conserva l’estratto conto con la transazione e, se la causale era generica (es. “regalo” o “versamento”), diventa ancora più importante avere una scrittura che chiarisca, ora per allora, qual è stata la natura, e il motivo, della dazione di quei soldi.
Tabella riepilogativa: prestito tra familiari
| Tipologia | Caratteristiche | Vantaggi | Svantaggi/Rischi |
|---|---|---|---|
| Prestito infruttifero (senza interessi) | Somma prestata senza maturazione di interessi. | È la formula più semplice tra familiari. Nessun obbligo fiscale sugli interessi. | Se non documentato, il Fisco può confonderlo con una donazione. |
| Prestito fruttifero (con interessi) | Le parti concordano un tasso di interesse. | Maggiore tutela del creditore; possibile fonte di reddito dichiarabile. | Il creditore deve dichiarare gli interessi ai fini fiscali e pagarci le imposte. |
| Con contratto non registrato | Scrittura privata non registrata all’Agenzia Entrate. | Nessun costo di registrazione; sufficiente per piccoli importi. | Minor forza probatoria; il Fisco può contestare somme elevate. |
| Con contratto registrato | Contratto scritto registrato presso l’Agenzia Entrate (imposta fissa €200). | Massima tutela legale e fiscale, utile per importi rilevanti. | Costo iniziale della registrazione. |
| Restituzione in contanti | Ritorno della somma senza tracciabilità. | Nessuno. | Altissimo rischio fiscale: operazione non provabile. |
| Restituzione con bonifico/assegno | Rimborso con mezzi tracciabili. | Massima trasparenza; tutela da contestazioni. | Nessuno. |
Consigli finali
Usare sempre il bonifico (no al contante).
Annuncio pubblicitarioScrivere un contratto, anche semplice.
Registrarlo se la somma è rilevante.
Specificare chiaramente la causale.
Restituire il prestito con strumenti tracciabili.
In sintesi
Il prestito tra familiari è perfettamente lecito, ma va gestito con attenzione. Un bonifico tracciabile, un contratto scritto e – se necessario – la registrazione all’Agenzia delle Entrate evitano problemi con il Fisco e garantiscono serenità a entrambe le parti coinvolte nell’operazione.
Domande frequenti sul prestito tra familiari
1. Posso fare un prestito familiare in contanti?
Meglio evitare: il contante non è tracciabile e può creare problemi in caso di controlli. È sempre consigliato usare bonifico o assegno.
2. Serve sempre un contratto scritto?
Non è obbligatorio, ma è fortemente consigliato. Per piccoli importi può bastare il bonifico con causale chiara. Per somme elevate è opportuno un contratto scritto, meglio se registrato.
3. Quanto costa registrare il contratto?
La registrazione presso l’Agenzia delle Entrate ha un costo fisso di 200 euro, indipendentemente dall’importo del prestito.
4. Posso chiedere interessi su un prestito familiare?
Sì, è possibile, ma gli interessi devono essere dichiarati al Fisco dal prestatore e vengono tassati come redditi di capitale.
5. Il Fisco può fare controlli su un prestito familiare?
Sì. Se vengono accreditate somme rilevanti senza giustificazione, l’Agenzia delle Entrate può chiedere chiarimenti. Un contratto e un bonifico tracciabile evitano contestazioni.
6. C’è un limite all’importo di un prestito familiare?
La legge non prevede limiti. Tuttavia, più la somma è alta, più è importante documentarla con un contratto e, se opportuno, registrarla.