Chi fa arti marziali è considerato arma?

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Autore: Mariano Acquaviva

28 marzo 2022

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Chi usa le proprie abilità nel combattimento è considerato come se avesse utilizzato un’arma? C’è legittima difesa?

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Sono tanti in Italia coloro che praticano le arti marziali, cioè quelle pratiche fisiche che consentono di acquisire abilità nel combattimento e, soprattutto, nell’autodifesa. Molti utenti di Internet si chiedono se le arti marziali possono rilevare da un punto di vista giuridico, soprattutto quando si parla di legittima difesa. Alcuni, un po’ impropriamente, si chiedono se chi fa arti marziali è considerato arma.

In realtà, è fin troppo evidente che una persona, per quanto possa essere addestrata nell’arte del combattimento, non può essere considerata una specie di “arma vivente” per la quale ci vorrebbe il porto d’armi. Piuttosto, la questione è importante quando accadono episodi giuridicamente rilevanti, come una rissa, un’aggressione o, meglio ancora, una difesa dall’aggressione altrui. In ipotesi del genere, chi fa arti marziali è più svantaggiato, perché magari le sue abilità sono considerate pericolose e, quindi, non legittime?

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Chi fa arti marziali è considerato un’arma? Vediamo cosa dice la legge.

Arti marziali: cosa sono?

Generalmente, si pensa che le arti marziali provengano dall’Oriente, indotti a credere a ciò probabilmente dai film che fanno riferimento a queste pratiche come se fossero un’esclusiva dei Paesi asiatici.

In realtà, per arti marziali si intendono tutte le discipline fisiche che hanno a che fare con il combattimento e che, quindi, addestrano una persona ad attaccare e a difendersi. “Arte marziale” deriva infatti dal latino e significa, letteralmente, “arte di Marte”, il dio romano della guerra.

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Le arti marziali più note sono il judo, il kickboxing, il kung-fu, il ju-jitsu e, ovviamente, il karate. La maggior parte di esse è dedicata alla difesa personale, nel senso che insegnano a rispondere a un attacco, mentre altre fanno apprendere anche metodi di offesa.

Armi: cosa sono e quando sono legali?

Le armi sono tutti quegli strumenti che servono all’offesa di una persona.

Per legge, le armi si distinguono in:

Le armi proprie possono a loro volta essere:

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Per poter possedere un’arma propria occorre avere il famoso porto d’armi, cioè un’autorizzazione rilasciata dalla questura o dalla prefettura territorialmente competente.

Per ottenerlo, il richiedente deve specificare le ragioni che giustificano il possesso di un’arma; in base a tale circostanza, distinguiamo: il porto d’armi per uso sportivo, il porto d’armi per uso venatorio e quello per difesa personale.

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Fare arti marziali è considerato usare un’arma?

Senza dubbio chi fa arti marziali non è considerato un’arma; si tratterebbe di un controsenso assurdo. La questione può però essere così posta: praticare le arti marziali è considerato come usare un’arma?

Mettiamo il caso che un karateka, aggredito per strada da un rapinatore, riesca a sventare il pericolo grazie all’arte marziale che padroneggia alla perfezione. In un’ipotesi del genere, è possibile dire che il karateka ha usato un’arma, rappresentata dalla propria abilità nel combattimento?

No. Non ci sono dubbi che possa essere considerata “arma” solo uno strumento diverso dalla persona, quale appunto un coltello, una pistola o un martello. Giammai è possibile considerare arma un uomo, né possono esserlo le sue abilità combattive.

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Pertanto, anche il più forte degli uomini sulla terra non può essere considerato un’arma, né tantomeno è possibile fare lo stesso con alcune “parti” della sua persona, come ad esempio le mani o i piedi usati per sferrare pugni e calci.

Dobbiamo allora concludere ritenendo che chi usa le arti marziali per difendersi non commette alcun illecito, sempreché ricorrano gli estremi della legittima difesa.

Arti marziali: è legittima difesa?

Giunti a questo punto, la domanda non è più “chi fa arti marziali è considerato arma” oppure “chi fa arti marziali è considerato come se usasse un’arma”, bensì “chi pratica arti marziali, fino a che punto può difendersi?”.

Ebbene, i limiti della legittima difesa sono uguali per tutti. Per legge

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[1], la difesa è legittima se è assolutamente indispensabile per salvare sé o altri dal pericolo incombente di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Traducendo, quanto appena detto significa che è possibile usare la forza per difendersi (o per difendere) solamente se non c’è altra alternativa, a condizione che la violenza usata per la difesa non sia esagerata rispetto al pericolo concreto.

Ad esempio, non si può rispondere al furto con l’omicidio, nel senso che non si può mettere a repentaglio la vita del ladro per salvare il patrimonio. Ciò significa che non si può percuotere il ladro fino a mettere in pericolo la sua incolumità, se non c’era pericolo per la propria salute.

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Ugualmente, non si può reagire con la forza solo per impedire un’offesa all’onore o alla reputazione. Si pensi a chi, pur di mettere a tacere il diffamatore, lo colpisca con un pugno in pieno volto.

Chi pratica arti marziali, dunque, dovrà stare ben attento a “limitare” i danni che possono provenire dalle proprie abilità.

Ad esempio, il judoka potrà fare una presa che gli consente di atterrare l’uomo che gli si era avventato contro per colpirlo con un pugno, ma non potrà spingersi sino a ucciderlo o a mettere in pericolo la sua incolumità.

L’impiego dell’arte marziale deve, quindi, servire eventualmente per disarmare il malvivente o per paralizzarlo, per mettere al sicuro la propria o l’altrui integrità, ma non anche per uccidere, almeno quando questi non abbia la stessa intenzione.

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