Naspi: l'errore da non commettere nel periodo di carenza
Ecco qual è lo sbaglio che fa perdere l’indennità di disoccupazione.
Hai perso il lavoro e hai fatto subito domanda all’Inps per ottenere l’indennità di disoccupazione, oggi chiamata Naspi. Sembra tutto regolare, e anche il tuo patronato ti ha rassicurato che il diritto alla Naspi ti spetta. Eppure devi sapere che con la Naspi c’è un errore da non commettere nel periodo di carenza: può rivelarsi fatale, al punto che l’Inps rigetterà la tua richiesta e non avrai più speranza di recuperare quei soldi che altrimenti, senza quello sbaglio, avresti potuto ricevere.
Prima di tutto vediamo brevemente cos’è la Naspi, a chi spetta e cos’è il periodo di carenza: a questo punto sarà facile comprendere qual è il banale
Indice
Naspi: cos’è e a chi spetta?
La Naspi – acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego – è un’indennità che dal 2015 spetta per legge [1] ai lavoratori dipendenti con un rapporto subordinato che hanno perso involontariamente l’occupazione. In alcuni particolari casi, si può avere
Può richiedere la Naspi chi ha almeno 13 settimane di contributi versati durante i 4 anni precedenti alla cessazione del rapporto di lavoro. La domanda per percepire la Naspi va presentata in via telematica all’Inps entro il termine massimo di 68 giorni decorrenti dalla data di perdita del lavoro.
Periodo di carenza: cos’è?
Il diritto a percepire la Naspi decorre dall’ottavo giorno successivo alla data di avvenuta cessazione del rapporto di lavoro. Questo breve arco temporale è chiamato periodo di carenza.
Per chi presenta la domanda successivamente – ossia entro i 60 giorni seguenti, perché il termine complessivo utile è di 68 giorni – l’indennità decorre dal giorno di invio della domanda, e il periodo precedente si perde.
Si può lavorare durante la Naspi?
Chi trova un nuovo lavoro mentre percepisce la Naspi deve comunicare all’Inps l’assunzione tramite il servizio telematico “Naspi-Com”. La Naspi non decade se la rioccupazione con contratto di lavoro subordinato non supera la durata di 6 mesi e se il nuovo rapporto di lavoro non dà luogo alla percezione di un reddito annuo da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro (per i lavoratori autonomi che hanno aperto la partita Iva durante la Naspi la soglia è più bassa: 4.800 euro annui).
Errore da non commettere per non perdere la Naspi
Abbiamo visto che se la Naspi viene chiesta entro l’ottavo giorno dalla cessazione del rapporto di lavoro, decorre proprio a partire da questo ottavo giorno di disoccupazione; nei 7 giorni precedenti non spetta in nessun caso, perché deve compiersi il breve
Ecco allora qual è l’errore da non commettere per non perdere la Naspi: se durante il periodo di carenza l’avente diritto viene assunto (o apre una partita Iva come lavoratore autonomo) non avrà più diritto a percepire l’indennità di disoccupazione, neppure se il nuovo impiego non supera la durata di 6 mesi e non supera gli importi massimi di reddito. In sostanza, se il lavoratore rimasto disoccupato vuole ottenere la Naspi, deve aspettare almeno 8 giorni dalla perdita del posto di lavoro precedente, prima di trovare un’altra occupazione.
Facciamo un semplice esempio per capire cosa succede in concreto.
Anna viene licenziata il 20 marzo. Il 26 marzo, quindi 6 giorni dopo, viene assunta da un’altra azienda. Siccome ha accettato una nuova occupazione prima che fosse completato il periodo di carenza di 8 giorni dalla data in cui aveva perso involontariamente il lavoro, la sua domanda di Naspi verrà rigettata dall’Inps.
Ecco, quindi, come l’indennità di disoccupazione Naspi viene rifiutata per rioccupazione durante il periodo di carenza.