Risparmio in titoli di Stato: consigli

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Autore: Paolo Remer

10 agosto 2023

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Bot, Btp Italia, Cct, Ctz, Bund tedeschi e molti altri: quali titoli scegliere per un investimento sicuro e redditizio? Come comporre un portafoglio solido riducendo al minimo i rischi?

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I titoli di Stato sono sempre stati considerati un porto sicuro, fino a quando le recenti tempeste finanziarie, il crollo dei tassi di interesse, la pandemia, la guerra in Ucraina e il riaccendersi dell’inflazione hanno scosso tutte le certezze. I metodi validi nel secolo scorso e nei primi due decenni di quello attuale non funzionano più, tant’è che gli Stati emittenti – che hanno il continuo bisogno di finanziarsi – sono corsi ai ripari e hanno creato prodotti nuovi per suscitare l’interesse dei risparmiatori e degli investitori a tutti i livelli: dal tradizionale cassettista, che acquista i titoli e li tiene in portafoglio fino alla scadenza, incassando nel frattempo le cedole periodiche, allo speculatore che compra e vende cercando di guadagnare sulle differenze di prezzo nelle quotazioni sui mercati.

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In questa breve guida ti forniremo alcuni utili e pratici consigli sul risparmio in titoli di Stato, adatti a qualsiasi tipo di portafoglio: non occorrono grosse cifre, ma è importante valutare in anticipo la durata dell’investimento, per evitare di dover rivendere prima della scadenza con il rischio di perdite in conto capitale, e la propensione al rischio, per stabilire il rendimento atteso in relazione alle proprie esigenze: ad esempio, un anziano farà più attenzione al flusso cedolare semestrale, un giovane baderà principalmente alla crescita del capitale nel lungo periodo.

Risparmio in titoli di Stato: come ragionare

Il leggendario Warren Buffet, considerato da molti e non a torto il miglior investitore di tutti i tempi, ha detto che i

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titoli di Stato e le obbligazioni in generale, comunemente presentati come rendimenti privi di rischi, in realtà negli ultimi anni sono diventate dei «rischi privi di rendimento».

Il primo e fondamentale consiglio arriva da lui: nelle scelte di risparmio e di investimento, non bisogna farsi mai condizionare dall’emotività e da eventi momentanei, ma piuttosto bisogna ragionare a mente fredda e agire con razionalità, evitando sia le chimere dei guadagni facili sia l’illusione della sicurezza, che al giorno d’oggi neanche i titoli di Stato danno. E questo non perché gli Stati possano fallire e così non rimborsare il capitale e non pagare gli interessi (il cosiddetto “rischio Paese” c’è, ma è remoto, e riguarda solo gli Stati ad elevato debito e basso

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rating, ma non quelli dei Paesi industrializzati e appartenenti all’Unione Europea), bensì perché le quotazioni dei titoli di Stato, specialmente quelli a più lunga durata, come i Btp trentennali, possono oscillare parecchio nel corso degli anni e dei decenni.

Titoli di Stato italiani: quali scegliere?

Ci sono diverse tipologie di titoli di Stato italiani che ogni risparmiatore può acquistare in fase di sottoscrizione iniziale, cioè al momento dell’emissione, o anche durante la loro vita, dato che sono quotati sul Mot, il mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato, gestito da Borsa Italiana. In entrambi i casi, l’importo minimo è di taglio pari a 1.000 euro

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. Volendo, si possono investire tagli inferiori acquistando un prodotto Etf (Exchange traded fund) che replica l’indice complessivo di quotazione dei titoli di Stato italiani, europei, di altre aree geografiche o di tutto il mondo.

Quanto ai vari titoli di Stato italiani, ci sono queste tipologie principali:

Tra i vari tipi di titoli che abbiamo elencato, quelli più adatti al risparmiatore medio sono i

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Btp, perché la cedola, e quindi il tasso di rendimento periodico, è fissa per tutta la durata: quindi anche se dopo l’acquisto i tassi di interesse dovessero mutare, a causa dell’inflazione e delle condizioni dell’economia e dei mercati, il sottoscrittore continua a ricevere l’importo predeterminato. Solo se il Btp viene rivenduto sul mercato prima della scadenza, e nel frattempo i tassi di interesse sono saliti, si otterrà un prezzo inferiore a quello nominale, perché si sta offrendo un titolo che paga una cedola più bassa rispetto a quella dei titoli di nuova emissione. Basta che i tassi di interesse salgano di un solo punto percentuale per far perdere circa il 10% del capitale a chi rivende i Btp con scadenze più lontane, di 10 anni ed oltre.
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Negli ultimi anni si sono diffusi anche i Btp agganciati all’inflazione: si chiamano Btp Italia ed hanno una cedola variabile anziché fissa. Con i Btp Italia – chiamati anche BtpI – si ha la certezza di ricevere ogni 6 mesi una cedola variabile nell’ammontare, ma che garantisce sempre un adeguamento costante al tasso di inflazione corrente. In questo modo il capitale non viene eroso: il Btp Italia lo protegge dall’inflazione e garantisce anche un rendimento minimo costante in termini reali, il cui ammontare varia a seconda delle emissioni (l’ultima, di novembre 2022, ha avuto un tasso minimo del 1,6% ed è stata molto richiesta dai piccoli risparmiatori).

Titoli di Stato: a cosa fare attenzione

La

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tassazione di tutti i titoli di Stato è ad aliquota del 12,50 sul capital gain, quindi è molto inferiore rispetto a quella delle obbligazioni private e dei titoli azionari, che è pari al 26%. Quindi il profilo fiscale non pone particolari preoccupazioni e, d’altronde, è inevitabile.

Vediamo invece a cosa fare attenzione quando si decide di investire i propri risparmi in titoli di Stato, nazionali o esteri. Ecco i principali rischi da cui cautelarsi:

Infine, bisogna prestare attenzione alle spese di gestione del portafoglio titoli: i costi di tenuta del rapporto non devono superare i 10 euro a semestre, indipendentemente dalla quantità, tipologia e data di scadenza dei titoli posseduti. È evidente che, se il valore del portafoglio è basso, anche un prelievo minimo a titolo di spese di gestione da parte della banca o dell’intermediario finanziario scelto inciderà notevolmente sul rendimento finale: su 1.000 euro investiti, 20 euro di spese annuali significano il 2% in meno. Per altre informazioni leggi “Come investire i soldi senza rischi“.

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