Risparmio in titoli di Stato: consigli
Bot, Btp Italia, Cct, Ctz, Bund tedeschi e molti altri: quali titoli scegliere per un investimento sicuro e redditizio? Come comporre un portafoglio solido riducendo al minimo i rischi?
I titoli di Stato sono sempre stati considerati un porto sicuro, fino a quando le recenti tempeste finanziarie, il crollo dei tassi di interesse, la pandemia, la guerra in Ucraina e il riaccendersi dell’inflazione hanno scosso tutte le certezze. I metodi validi nel secolo scorso e nei primi due decenni di quello attuale non funzionano più, tant’è che gli Stati emittenti – che hanno il continuo bisogno di finanziarsi – sono corsi ai ripari e hanno creato prodotti nuovi per suscitare l’interesse dei risparmiatori e degli investitori a tutti i livelli: dal tradizionale cassettista, che acquista i titoli e li tiene in portafoglio fino alla scadenza, incassando nel frattempo le cedole periodiche, allo speculatore che compra e vende cercando di guadagnare sulle differenze di prezzo nelle quotazioni sui mercati.
In questa breve guida ti forniremo alcuni utili e pratici consigli sul risparmio in titoli di Stato, adatti a qualsiasi tipo di portafoglio: non occorrono grosse cifre, ma è importante valutare in anticipo la durata dell’investimento, per evitare di dover rivendere prima della scadenza con il rischio di perdite in conto capitale, e la propensione al rischio, per stabilire il rendimento atteso in relazione alle proprie esigenze: ad esempio, un anziano farà più attenzione al flusso cedolare semestrale, un giovane baderà principalmente alla crescita del capitale nel lungo periodo.
Indice
Risparmio in titoli di Stato: come ragionare
Il leggendario Warren Buffet, considerato da molti e non a torto il miglior investitore di tutti i tempi, ha detto che i
Il primo e fondamentale consiglio arriva da lui: nelle scelte di risparmio e di investimento, non bisogna farsi mai condizionare dall’emotività e da eventi momentanei, ma piuttosto bisogna ragionare a mente fredda e agire con razionalità, evitando sia le chimere dei guadagni facili sia l’illusione della sicurezza, che al giorno d’oggi neanche i titoli di Stato danno. E questo non perché gli Stati possano fallire e così non rimborsare il capitale e non pagare gli interessi (il cosiddetto “rischio Paese” c’è, ma è remoto, e riguarda solo gli Stati ad elevato debito e basso
Titoli di Stato italiani: quali scegliere?
Ci sono diverse tipologie di titoli di Stato italiani che ogni risparmiatore può acquistare in fase di sottoscrizione iniziale, cioè al momento dell’emissione, o anche durante la loro vita, dato che sono quotati sul Mot, il mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di Stato, gestito da Borsa Italiana. In entrambi i casi, l’importo minimo è di taglio pari a 1.000 euro
Quanto ai vari titoli di Stato italiani, ci sono queste tipologie principali:
- i Bot (Buoni ordinari del Tesoro) che hanno una scadenza breve (a 3, 6 o 12 mesi) e non hanno cedole periodiche, quindi il rendimento è dato dalla differenza tra il prezzo di acquisto (ad esempio, 99,6) e il valore di rimborso finale, che è sempre pari al valore nominale, cioè a 100;
- i Btp (Buoni del Tesoro Poliennali) che pagano una cedola semestrale e hanno durate comprese dai 3 ai 50 anni a seconda dell’emissione (attualmente le emissioni sono a 3, 5, 7,10, 15, 20, 30 e 50 anni); esiste anche un’importante sottocategoria, i Btp Italia, di cui ti parleremo fra poco;
- i Cct (Certificati di credito del Tesoro) che hanno durata compresa tra i 3 ed i 7 anni e sono a tasso variabile, con cedole semestrali indicizzate al tasso interbancario Euribor a 6 mesi;
- i Ctz (Certificati del Tesoro zero coupon) di durata pari o inferiore a 24 mesi, e senza cedole: come per i Bot, il rendimento è dato dalla differenza tra il valore di rimborso (pari al valore nominale) e il prezzo di emissione (sempre sotto la pari).
Tra i vari tipi di titoli che abbiamo elencato, quelli più adatti al risparmiatore medio sono i
Negli ultimi anni si sono diffusi anche i Btp agganciati all’inflazione: si chiamano Btp Italia ed hanno una cedola variabile anziché fissa. Con i Btp Italia – chiamati anche BtpI – si ha la certezza di ricevere ogni 6 mesi una cedola variabile nell’ammontare, ma che garantisce sempre un adeguamento costante al tasso di inflazione corrente. In questo modo il capitale non viene eroso: il Btp Italia lo protegge dall’inflazione e garantisce anche un rendimento minimo costante in termini reali, il cui ammontare varia a seconda delle emissioni (l’ultima, di novembre 2022, ha avuto un tasso minimo del 1,6% ed è stata molto richiesta dai piccoli risparmiatori).
Titoli di Stato: a cosa fare attenzione
La
Vediamo invece a cosa fare attenzione quando si decide di investire i propri risparmi in titoli di Stato, nazionali o esteri. Ecco i principali rischi da cui cautelarsi:
- il rischio di insolvenza dello Stato emittente, come è accaduto di recente per alcuni Paesi sudamericani a rischio di default: bisogna sempre guardare al rating, il giudizio di affidabilità e stabilità finanziaria emesso dalle apposite agenzie internazionali (Moody’s, Fitch, Standard & Poor’s), e rifuggire dagli Stati che hanno una valutazione bassa; nessun problema, invece (almeno finora), con i solidi Bund tedeschi – che non a caso sono il riferimento per calcolare lo spread, cioè il differenziale di rendimento con i titoli italiani – o con i T-Bond (Treasure bond) statunitensi;
- il rischio di cambio: quando si acquistano titoli di Stati non appartenenti all’area Euro, e dunque denominati in valute diverse (come il dollaro, la sterlina, lo yen, il rublo, ecc.) il rapporto tra le rispettive quotazioni potrebbe oscillare parecchio (basti pensare a quanto è avvenuto negli ultimi anni con il cambio Euro/dollaro USA) ed esporre l’investitore al rischio di perdite consistenti;
- il rischio dell’inflazione e delle variazioni dei tassi di interesse, di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente spiegando come è possibile proteggersi acquistando titoli di Stato indicizzati, come i Btp Italia.
Infine, bisogna prestare attenzione alle spese di gestione del portafoglio titoli: i costi di tenuta del rapporto non devono superare i 10 euro a semestre, indipendentemente dalla quantità, tipologia e data di scadenza dei titoli posseduti. È evidente che, se il valore del portafoglio è basso, anche un prelievo minimo a titolo di spese di gestione da parte della banca o dell’intermediario finanziario scelto inciderà notevolmente sul rendimento finale: su 1.000 euro investiti, 20 euro di spese annuali significano il 2% in meno. Per altre informazioni leggi “Come investire i soldi senza rischi“.