L'avvocato può mentire?

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Autore: Mariano Acquaviva

12 agosto 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

È legale raccontare bugie? È possibile mentire alla polizia e al giudice? Quando scatta il reato di favoreggiamento?

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Sono in molti a credere che, essendo un “uomo di legge”, l’avvocato debba sempre dire la verità e, soprattutto, battersi perché essa emerga all’interno di un processo. In realtà, per quanto ogni tipo di procedimento miri ad accertare come i fatti siano realmente accaduti tra le parti, l’esito del giudizio è sempre il frutto di un contraddittorio, cioè dello “scontro” tra due o più versioni dei fatti tra loro incompatibili.

Si pensi al processo penale intrapreso a carico del ladro: il pubblico ministero ne chiede la condanna mentre l’avvocato l’assoluzione. Lo stesso dicasi nel giudizio civile tra creditore e debitore: il primo chiede il pagamento di una certa somma mentre il secondo dice che non deve nulla. È in questo contesto che si pone la seguente domanda:

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l’avvocato può mentire? Vediamo cosa dice la legge.

Mentire è reato?

Di norma mentire non costituisce reato. Lo è soltanto nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge, come ad esempio quando bisogna testimoniare in giudizio oppure indicare le proprie generalità alla polizia.

Quando invece occorre sostenere le proprie ragioni in quanto c’è in gioco un interesse personale, allora mentire diventa un diritto. Ciò è evidente nel processo penale, in cui la legge permette all’indagato/imputato di raccontare bugie senza incorrere in alcuna conseguenza.

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In altre parole, nessuna persona accusata di un reato è tenuta a confessare. In queste ipotesi, è legale mentire alla polizia e al giudice.

L’avvocato può mentire al giudice?

L’avvocato, nell’esercizio della sua professione, può mentire al giudice. In effetti, ciò accade tutte le volte in cui sostiene le ragioni del proprio assistito che sa essere dalla parte del torto.

Ad esempio, l’avvocato può mentire nella sua arringa, quando tenta di convincere il giudice che il proprio assistito non ha commesso alcun reato. Stessa cosa dicasi quando l’avvocato, nei propri scritti difensivi, cerca di persuadere il magistrato che il suo assistito non deve pagare alcunché al presunto creditore.

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Insomma: per l’avvocato mentire fa parte del suo mestiere; non perché sia un imbroglione, ma semplicemente perché la legge glielo permette, a tutela dei propri assistiti.

Ciò tuttavia non significa che l’avvocato debba prendere in giro i giudici e i colleghi. Secondo il codice deontologico forense (che raccoglie tutte le regole di correttezza a cui deve attenersi ogni legale), l’avvocato deve comportarsi in giudizio in modo leale e corretto. Ciò significa che l’avvocato deve rispettare il lavoro del magistrato e dei colleghi, collaborando affinché l’udienza si svolga in modo sereno.

Questo dovere (la cui ripercussione avrebbe conseguenze solo disciplinari) non può spingersi però fino a pregiudicare le ragioni del proprio assistito: ciò vuol dire che il dovere di lealtà dell’avvocato non può giungere fino a

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confessare la responsabilità del cliente.

L’avvocato può mentire al cliente?

L’avvocato ha un particolare obbligo di correttezza nei riguardi del proprio assistito. Da tanto deriva che, se il cliente può mentire all’avvocato, non è vero il contrario.

Ad esempio, chi si reca da un legale può raccontargli tutte le frottole che vuole, ad esempio per convincerlo della sua estraneità a ogni forma di responsabilità.

Dal proprio canto, l’avvocato non ha tutta questa libertà: egli infatti deve essere molto chiaro e trasparente con il cliente, avendo l’obbligo di prospettargli il preventivo in forma scritta, di rappresentargli con onestà la difficoltà dell’incarico e i probabili esiti, di tenerlo costantemente aggiornato circa la causa in corso, di rendergli immediatamente i soldi che la controparte gli ha consegnato nell’interesse dell’assistito, di emettere fattura, ecc.

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Insomma: poiché l’avvocato riceve un mandato che è un vero e proprio contratto, deve comportarsi con la massima diligenza e onestà possibili. In caso contrario, il cliente non solo può segnalarlo al Consiglio dell’ordine di appartenenza per gli opportuni provvedimenti disciplinari, ma può perfino citarlo in giudizio chiedendogli il risarcimento dei danni.

Avvocato: quando mentire è reato?

Eccezionalmente, ci sono delle ipotesi in cui l’avvocato commette reato se mente, anche se ciò avviene nell’interesse del proprio assistito.

Secondo la Corte di Cassazione [1] risponde del reato di favoreggiamento [2] ogni volta che l’attività dell’avvocato costituisca comportamento estraneo alla difesa tecnica dell’assistito e si identifichi, pertanto, in attività che può compiere qualsiasi altro favoreggiatore

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Ad esempio, commette il reato in esame il difensore che attesta falsamente al giudice che il suo cliente non è imputabile a causa dell’età, ottenendone così la scarcerazione e pregiudicando irreparabilmente le indagini, in quanto l’indagato si è poi dato alla fuga [3]. In questa evenienza, l’avvocato ha ingannato l’autorità giudiziaria al solo scopo di consentire al suo assistito di scappare.

Allo stesso modo, il difensore che induce il suo assistito a fornire false informazioni alla polizia giudiziaria al fine di aiutare qualcuno a sfuggire alle autorità risponde di concorso nel reato di favoreggiamento personale [4].

Per ulteriori approfondimenti, si legga l’articolo dal titolo L’avvocato può essere condannato per favoreggiamento?

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