Chi ha diritto alla 104?

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Autore: Mariano Acquaviva

23 aprile 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Quali persone possono accedere ai benefici e alle agevolazioni della legge 104? Chi accerta la condizione di handicap?

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La nota legge 104 conferisce numerose agevolazioni, sia alle persone con disabilità che ai familiari che prestano loro assistenza. Non tutti però hanno ben chiare le condizioni che occorre rispettare per poter beneficiare di tale provvedimento. Chi ha diritto alla 104?

Come diremo a breve, la legge stabilisce che solo gli handicappati possano godere delle prestazioni e delle agevolazioni che garantisce la 104. Tale condizione, però, deve essere debitamente accertata da una commissione medica oppure da un giudice. Approfondiamo la questione.

Quali persone hanno diritto alla 104?

Come anticipato, hanno diritto alle prestazioni e alle agevolazioni della 104 le persone a cui è stato riconosciuto un

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handicap.

Secondo la legge [1], è persona handicappata chi presenta una «minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa», tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

In pratica, per avere diritto alla legge 104 occorre che la persona handicappata:

Ciò significa che, mentre la persona costretta su una sedia a rotelle beneficerà sicuramente della legge 104, attesa la sua condizione di svantaggio, non è detto che le stesse agevolazioni vengano riconosciute a chi, pur soffrendo di una grave malattia (ad esempio, la

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sclerosi multipla o l’Aids), non abbia però ripercussioni evidenti nello svolgimento della vita di tutti i giorni.

Possiamo quindi affermare che la condizione di handicappato è di tipo relazionale, nel senso che si manifesta nel confronto con la realtà, laddove emergono difficoltà che altre persone non hanno: è proprio il caso del paraplegico che, essendo costretto in carrozzina, non può scendere o salire dal marciapiede.

A tal proposito, si consiglia la lettura dell’articolo dal titolo Differenza disabile e portatore di handicap.

Che cos’è l’handicap grave?

Per accedere a tutti i tipi di benefici connessi alla legge 104 (permessi retribuiti dal lavoro, iva agevolata sull’acquisto di determinati beni, ecc.) occorre che la commissione medica (o il giudice, come vedremo) riconosca il cosiddetto

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handicap grave. Di cosa si tratta?

Secondo la legge, se la minorazione, singola o plurima, ha ridotto l’autonomia personale in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità.

In pratica, la condizione di handicap grave ricorre ogni volta che la patologia renda necessaria l’assistenza continua del disabile.

È il caso della persona completamente allettata oppure affetta da una malattia psichica talmente grave da non poter essere lasciata da sola.

Solo l’handicap grave consente di accedere all’intera serie di agevolazioni e benefici previsti dalla legge 104, come ad esempio i

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permessi retribuiti dal lavoro, per sé o per i familiari, nonché il congedo straordinario biennale retribuito.

Chi accerta il diritto alla 104?

La legge 104 spetta solamente alle persone il cui handicap sia stato formalmente accertato dalla Commissione medica Inps.

Tale collegio è costituito da un gruppo di professionisti e medici, con specializzazioni diverse tra loro, facenti parte dell’Asl, ed è presieduto da un medico legale dell’Inps.

La commissione delibera dopo aver sottoposto a visita il richiedente, comunicandogli un verbale contenente l’elenco delle patologie riscontrate e, infine, il giudizio sulla sussistenza dell’handicap.

Nel caso di esito negativo, è possibile fare

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ricorso al tribunale entro sei mesi dalla notifica formale del verbale. Al magistrato bisognerà chiedere la nomina di un medico legale (Ctu) che smentisca l’esito della visita presso la Commissione medica Inps.

Nel caso di ulteriore esito negativo, è possibile contestare la perizia del Consulente entro trenta giorni e, nei successivi trenta, proporre un nuovo ricorso, fornendo al giudice nuova documentazione medica che dimostri l’aggravamento delle condizioni di salute del ricorrente al fine del riconoscimento dei benefici richiesti [2].

Per ulteriori approfondimenti, si legga l’articolo Cosa fare se l’Inps nega l’accompagnamento?

Legge 104: approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti sul tema, si rinvia alla lettura dei seguenti articoli:

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