Trattamento di fine mandato: tassazione

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Autore: Paolo Remer

07 luglio 2023

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Come si calcola e a quanto ammonta l’imposta sul TFM erogato all’amministratore della società alla fine del mandato.

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Se sei l’amministratore di una società e sei arrivato alla conclusione del tuo incarico, molto probabilmente ti verrà riconosciuto il trattamento di fine mandato. Se i risultati che hai ottenuto sono buoni e la società è florida, la somma potrebbe essere consistente.

Vediamo qual è la tassazione di questo trattamento di fine mandato – in breve, il TFM – che soggiace a regole particolari, simili a quelle previste per il TFR, il trattamento di fine rapporto dei dipendenti. In entrambi i casi, infatti, si tratta di una retribuzione differita, che non può essere tassata in base all’anno d’imposta in cui viene percepita, come avviene invece per le normali retribuzioni ed i compensi, altrimenti il prelievo fiscale sarebbe troppo alto.

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Cos’è il TFM

Il trattamento di fine mandato (TFM) è una indennità che una società può riconoscere ai propri amministratori una volta terminato l’incarico affidatogli. È un compenso differito nel tempo, e viene pagato soltanto alla fine, a differenza di quello erogato normalmente e costantemente durante il periodo di svolgimento del mandato.

A chi spetta il TFM

I beneficiari del trattamento di fine mandato sono gli amministratori delle società, alla scadenza del loro mandato.

Per vedersi riconosciuto questo emolumento, però, è necessario che il TFM sia espressamente previsto dallo

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statuto sociale, o in una delibera dell’assemblea, purché essa sia antecedente all’insediamento dell’amministratore (come prevede l’articolo 2364 del Codice civile analogamente ai normali compensi degli amministratori, disciplinati dall’articolo 2389, comma 1, del Codice civile).

Infatti il TFM non è previsto come obbligatorio per legge: la sua attribuzione all’amministratore uscente è discrezionale e volontaria, così come la misura di questo particolare emolumento.

Una particolarità: l’amministratore di una Srls (Società a responsabilità limitata semplificata) non potrà mai avere il trattamento di fine mandato, perché lo statuto di questo tipo di società è standard e non può essere modificato.

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Differenze tra TFM e TFR

Abbiamo appena visto che il TFM è facoltativo, e dunque il suo riconoscimento è rimesso alla libera scelta della società che può decidere di attribuirlo al suo amministratore uscente, mentre il TFR è sempre obbligatorio per legge in favore di tutti i lavoratori dipendenti.

Al di là di questa differenza, sia il TFM che il TFR vengono annualmente accantonati dall’azienda, e rivalutati nell’importo (con un minimo del 2% annuo). In entrambi i casi, l’erogazione avviene soltanto al momento della cessazione del rapporto (e per il TFM, a differenza del TFR, non è prevista anticipazione, salvo che questa facoltà non sia espressamente prevista dallo statuto sociale o dall’assemblea).

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Calcolo del TFM

Mentre il TFR è basato essenzialmente sulla retribuzione globale annua, il calcolo del TFM ossia la determinazione del suo ammontare – che, come abbiamo detto, deve essere prestabilita – può dipendere da diversi fattori, come le dimensioni della società, il fatturato dell’azienda, la redditività dell’esercizio di bilancio e l’apporto fornito dall’amministratore durante il periodo in cui è stato in carica.

Un parametro di massima prevede di accantonare il TFM in misura compresa tra il 20% ed il 30% del compenso annuo dell’amministratore: una somma maggiore insospettirebbe l’Agenzia delle Entrate, che penserebbe ad una forma di elusione fiscale, visto il regime fiscale di favore che ora esamineremo. In sostanza, nella determinazione del TFM bisogna rispettare un criterio di ragionevolezza, per prevenire le possibili contestazioni fiscali.

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Tassazione del TFM

Mentre per la società il trattamento di fine mandato è un costo fiscalmente deducibile dall’Ires – che così viene diminuita, per ciascun anno d’imposta, in base alle quote di accantonamento annuale del TFM (si può fare per competenza e non per cassa, come accade per i compensi annui) – per l’amministratore che lo percepisce al termine del suo incarico esso costituisce un reddito imponibile.

Si può optare per la tassazione separata al posto della tassazione ordinaria, proprio come avviene per il TFR. In questo modo l’Irpef da pagare verrà notevolmente abbattuta. Precisamente, la normativa fiscale [1] dispone che: «L’imposta è determinata applicando, all’ammontare percepito, l’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto alla percezione dell’indennità di fine mandato».

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Questo consente di realizzare un notevole risparmio fiscale. Ad esempio, un amministratore con un compenso annuo di 20mila euro e che a fine mandato percepisce 50mila euro di TFM tutti insieme potrà calcolare la sua Irpef in base agli scaglioni medi – ed alle corrispondenti aliquote – del reddito medio di riferimento nel biennio precedente, evitando così di rientrare nello scaglione massimo, quello che prevede un prelievo del 43% per la parte eccedente i 50mila euro.

La tassazione ordinaria del TFM però è obbligatoria in due casi: quando l’ammontare è superiore ad un milione di euro e quando il riconoscimento dell’emolumento non risulta da un atto avente data certa e anteriore all’assunzione dell’incarico di amministrazione della società (questa norma antielusiva è stata introdotta nel 2011 dalla riforma Monti). In queste situazioni, pertanto, il percettore non potrà beneficiare della più favorevole tassazione separata. Va tenuto presente che l’obbligatorietà della tassazione ordinaria per il TFM maggiore di un milione di euro riguarda solo l’eccedenza: quindi fino all’importo di un milione si potrà optare per la tassazione separata.

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