Come diventare lavoratore autonomo

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Autore: Noemi Secci

12 marzo 2019

Laureata in Giurisprudenza, Consulente del Lavoro, Docente in materie economico-giuridiche e formatrice qualificata. Oltre all'ambito giuslavoristico,è specializzata in campo previdenziale. Collabora con diverse testate online in materia di previdenza e di diritto del lavoro.

Quali sono gli adempimenti necessari per mettersi in proprio: richiesta di attribuzione della partita Iva, iscrizione alla gestione Separata.

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Vuoi metterti in proprio, ma hai paura degli adempimenti e delle spese? Per quanto riguarda le spese, devi sapere che, se decidi d’intraprendere un’attività come lavoratore autonomo o libero professionista, e non d’impresa, i costi sono limitati, nella generalità dei casi: l’apertura della partita Iva in sé non prevede dei costi fissi, ma questi dipendono dalla gestione previdenziale alla quale si è iscritti, da eventuali tasse e quote d’iscrizione ad albi o elenchi, e ovviamente dal modo in cui ci si è organizzati (pagamento di un consulente o commercialista per la contabilità e gli adempimenti fiscali, affitto di uno studio o un locale, utenze…).

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Se, ad esempio, apri partita Iva come lavoratore autonomo o professionista privo di una gestione previdenziale di categoria e di un ordine professionale, devi iscriverti alla gestione separata dell’Inps, che prevede il pagamento dei contributi in proporzione a quanto guadagnato: niente reddito, niente contributi da pagare. Lo stesso discorso vale anche per le imposte, sia se decidi di scegliere il regime semplificato o ordinario, che il nuovo regime forfettario. Ne abbiamo già parlato in: Partita Iva, quanto costa all’anno?

Ad ogni modo, per diventare lavoratore autonomo non sei obbligato ad aprire la partita Iva, ma puoi anche svolgere l’attività di lavoro autonomo in modo saltuario: in questi casi parliamo di

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lavoro autonomo occasionale. Non aprire la partita Iva, comunque, non significa non pagare le tasse: sui compensi, che devono essere documentati da un’apposita ricevuta, il committente effettua (se è sostituto d’imposta) una ritenuta d’acconto del 20%. Inoltre, i compensi devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi, e concorrono a formare il reddito complessivo. Se si superano i 5mila euro annui di compensi, il lavoratore autonomo occasionale è comunque tenuto a iscriversi alla gestione separata.

Ma procediamo per ordine, e vediamo come diventare lavoratore autonomo, e quali sono gli adempimenti richiesti per mettersi in proprio.

Apertura della partita Iva

Se hai deciso d’intraprendere un’attività di lavoro autonomo, uno dei primi adempimenti che devi fare è l’

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apertura della partita Iva.

Se vuoi avviare un’attività come libero professionista, devi presentare solo il modello di richiesta di attribuzione della partita Iva all’Agenzia delle entrate; soltanto nel caso in cui tu voglia avviare un’attività d’impresa (come ditta individuale, società o altro ente) devi presentare il modello all’interno della Comunicazione Unica, o ComUnica, che si invia alla Camera di commercio.

Per richiedere direttamente l’attribuzione della partita Iva per l’avvio dell’attività di lavoro autonomo, o professionale, oppure puoi farti aiutare da un intermediario.

La richiesta di attribuzione della partita Iva, per le persone fisiche, deve essere effettuata compilando il Modello AA9, sia nel caso in cui sia presentata autonomamente (per un’attività professionale, ad esempio), che all’interno della Comunica (per un’attività imprenditoriale).

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Entro quando si deve richiedere la partita Iva?

La richiesta di attribuzione della partita Iva si deve inoltrare entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, compilando l’apposito modello e:

Come si compila e si invia la richiesta di partita Iva?

Per compilare autonomamente online la richiesta di attribuzione del numero di partita Iva si devono effettuare le seguenti operazioni:

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Per approfondire:

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Come si apre la partita Iva.

Dopo l’apertura della partita Iva: adempimenti fiscali

Una volta aperta la partita Iva, gli adempimenti fiscali non terminano certamente, anzi, sono appena iniziati.

A seconda della tipologia di attività svolta e del regime fiscale scelto, devi infatti:

Iscrizione alla gestione Separata

Una volta aperta la partita Iva, devi inoltre iscriverti presso una gestione previdenziale:

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Nello specifico, devono iscriversi alla gestione separata Inps:

In pratica, l’obbligo di iscrizione alla gestione Separata, per il professionista avente una gestione previdenziale specifica, viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di categoria, cioè se il professionista:

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Come iscriversi alla gestione separata

Puoi iscriverti alla gestione separata:

Per quanto riguarda l’iscrizione online, devi cercare, tra le prestazioni ed i servizi, la voce Domanda d’iscrizione alla Gestione separata.

Inserito il tuo codice fiscale, viene subito effettuato un controllo per verificare l’esistenza di precedenti domande presentate (non è prevista difatti la cancellazione dalla gestione).

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Per iscriverti come professionista, devi:

Nel modello è presente una dichiarazione di responsabilità e un’informativa sulla privacy.

Quanti contributi si pagano alla gestione Separata?

Come libero professionista, devi pagare alla gestione separata il 25,72% del reddito (24% se sei iscritto ad altre gestioni o pensionato): significa che, su un reddito di 10mila euro, ne pagherai 2.572 di contributi.

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Il primo anno non sono previsti acconti; col pagamento del saldo, effettuato alla scadenza del saldo Irpef (30 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), devi però pagare un primo acconto, pari al 40% del saldo, ed un secondo acconto, sempre pari al 40%, entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.

In pratica, se nel 2019, guadagni 10mila euro, nel 2020 pagherai, come contributi alla Gestione separata, 2.572 a titolo di saldo 2019, più altri 2.058, sempre nel 2020, a titolo di acconto (complessivamente, l’80% del saldo). Naturalmente quanto pagato come acconto sarà scomputato dal saldo dell’anno successivo. Inoltre, i contributi versati sono sempre deducibili dal reddito, anche per chi utilizza il regime fiscale forfettario.

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