Vincite al gioco: vanno dichiarate?

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Autore: Paolo Remer

09 giugno 2022

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Quali sono gli adempimenti fiscali per i vincitori; come avviene la tassazione; chi opera il prelievo; quando le somme vinte costituiscono reddito; cosa fare in caso di accertamento.

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Molti amanti dell’azzardo si chiedono se devono dichiarare le vincite al gioco. Lo Stato, infatti, pretende la sua parte, e incamera una consistente fetta dei guadagni ottenuti dal giocatore. È una vera e propria “tassa sulla fortuna”, che crea notevoli introiti per l’Erario, vista la propensione degli italiani per i giochi e le scommesse.

Così chi compra un biglietto della lotteria o del Gratta e Vinci, o gioca al SuperEnalotto, o partecipa al gambling dei numerosi casinò online, vuole sapere se le

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vincite al gioco vanno dichiarate nel modello 730 o nel modello Redditi persone fisiche.

Come sono tassate le vincite al gioco?

Giochi e scommesse sono attività regolamentate dallo Stato, e gestite attraverso apposite agenzie fiscali, come l’Amministrazione Dogane e Monopoli (ex Aams, Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato) o società convenzionate, come Lottomatica e Sisal. Il gioco illegale, al pari delle scommesse clandestine, è reato

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[1] ed è punito con una multa da 51 a 516 euro e con arresto fino a 3 mesi.

Ogni tipo di gioco è soggetto a tassazione, con un’aliquota che varia in base alla somma vinta; l’entità del prelievo viene cambiata spesso dalle leggi finanziarie e nel corso degli anni è stata notevolmente incrementata. Vediamo qual è la tassazione attuale dei principali giochi.

Gratta e Vinci

I premi realizzati con i biglietti vincenti del giocoGratta e Vinci” sono tassati al 20%, ma solo per gli importi superiori a 500 euro. Quindi, chi vince somme inferiori a tale soglia otterrà la cifra piena ed esentasse, mentre chi supera il limite si vedrà decurtare il premio del 20%, ma solo per l’eccedenza. Facciamo un esempio.

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Un giocatore vince 2.000 euro al Gratta e Vinci. Con l’aliquota del 20% il prelievo fiscale sarà applicato sulla parte di vincita che oltrepassa i 500 euro, dunque su 1.500 euro, e ammonterà a 300 euro: così il vincitore riceverà 1.700 euro netti.

Gioco del Lotto

Il gioco del Lotto subisce un prelievo fiscale, applicato da Lottomatica, pari all’8% dell’importo della vincita. C’è però una franchigia di 500 euro: al di sotto di tale somma, la tassazione non scatta, mentre per le vincite superiori l’aliquota dell’8% si applica soltanto sulla parte che eccede tale soglia.

SuperEnalotto e 10eLotto

La tassazione delle vincite al SuperEnalotto è pari al 20% (fino al 2019 era del 12%), e si applica solo alle vincite superiori a 500 euro e sulla parte eccedente tale limite, in modo analogo a quanto avviene per il Gratta e Vinci. L’imposta sulle vincite realizzate al gioco 10eLotto è dell’11%.

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Casinò online

Dal 2020, la tassazione delle vincite ottenute ai vari giochi disponibili sui casinò online non è più basata sulla flat tax unica del 12% ma varia in relazione all’importo, in base al principio: più vinci, più paghi. Le vincite fino a 500 euro sono esentasse, mentre per quelle superiori il prelievo è crescente e va dal 15% per le vincite al di sotto dei 1.000 euro al 25% per le vincite oltre i 10 milioni di euro. La trattenuta media si attesta al 20%.

Il prelievo fiscale viene operato direttamente dal gestore del portale autorizzato (gli estremi della concessione Adm o Aams devono sempre essere riportati sul sito), che opera in qualità di sostituto d’imposta e riversa l’importo allo Stato; quindi, al vincitore viene accreditata sul conto di gioco la somma netta della vincita.

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Vincite al gioco: vanno indicate in dichiarazione dei redditi?

Siccome le vincite realizzate al gioco legale vengono già tassate alla fonte dai concessionari autorizzati, che operano la ritenuta d’imposta a titolo definitivo [1], gli importi guadagnati non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi.

Soltanto se la vincita deriva da un tipo di gioco non autorizzato in Italia – ad esempio presso un intermediario estero privo di licenza ad operare, fisicamente o online, nel nostro Stato – la somma vinta deve essere dichiarata tra i «redditi diversi» [2] e così verrà sottoposta a tassazione in base alle aliquote e agli scaglioni Irpef del percettore. Una sentenza della Corte di Cassazione

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[3] ha, però, precisato che le vincite ad un casinò estero situato in un Paese membro dell’Unione Europea non rientrano tra i redditi diversi.

Vincite al gioco: cosa fare in caso di accertamento fiscale?

L’Agenzia delle Entrate dispone di un sofisticato strumento, il redditometro, che mette a raffronto da un lato le spese e gli acquisti fatti e dall’altro lato le entrate dichiarate. Se emerge uno scostamento maggiore del 20% si rischia un accertamento fiscale: il contribuente viene invitato a fornire spiegazioni e chiarimenti sulla provenienza delle somme. Anche i versamenti sul conto corrente bancario vengono attentamente monitorati, specialmente se si tratta di imprenditori, professionisti o altri soggetti Iva, come gli artigiani e i commercianti, e vengono considerati, fino a prova contraria, reddito imponibile.

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Per questi motivi è sempre bene conservare la ricevuta della vincita, in modo da poterla esibire agli organi accertatori in caso di contestazioni. Facciamo un esempio.

Marco, un giovane disoccupato, vince con un biglietto della lotteria Italia un milione di euro. Incassa il premio e con il denaro acquista un appartamento in città, una seconda casa per le vacanze e un’autovettura di lusso. Visto che non ha redditi, l’Agenzia delle Entrate gli chiede chiarimenti. Marco esibisce la documentazione dell’incasso del biglietto vincente; così non subirà un accertamento fiscale.

Lo stesso principio vale anche per i giochi online; una recente sentenza della Cassazione [4] ha precisato che, in caso di versamenti bancari accreditati sul conto corrente, il contribuente accertato può superare la presunzione dei maggiori redditi imponibili soltanto fornendo la «prova analitica» delle vincite realizzate, e non semplicemente degli accessi compiuti ai casinò o alle sale da gioco.

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