Imu su casa ereditata: chi paga?

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Autore: Paolo Remer

20 luglio 2023

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Chi è tenuto a pagare l’Imu sugli immobili ricevuti in eredità; come si ripartiscono le quote; cosa succede se qualcuno degli eredi vi abita e può fruire dell’esenzione.

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Ricevere un’eredità, a volte, può essere un problema: specialmente quando il patrimonio comprende case disabitate, ruderi di campagna, immobili fatiscenti o grave in stato di degrado. Ma se il problema non sta nelle cose, ci pensano uomini e donne a crearlo: le vicende ereditarie più complesse sono quelle dove sorgono conflitti di attribuzione dei beni tra gli eredi, come le dispute tra fratelli e sorelle o altri familiari del defunto. Se a tutto ciò si aggiunge anche il carico fiscale, il quadro è completo: l’Imu colpisce i possessori degli immobili, e non vi è dubbio sul fatto che gli eredi, quando hanno accettato l’eredità, siano diventati tali.

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Chi paga l’Imu su casa ereditata? E, se proprio bisogna pagarla, come si dividono fra i vari eredi le rispettive quote di pertinenza di ciascuno? Se qualcuno può beneficiare dell’esenzione, ad esempio perché vi abita e dunque per lui è prima casa, gli altri eredi godono pure di quell’agevolazione o devono sopportare un carico maggiore, visto che per loro si tratta di una seconda casa? E cosa succede quando in quell’abitazione rimane a vivere un coniuge superstite, come nel caso di una donna rimasta vedova, con figli ormai adulti che si sono trasferiti altrove, ma sono anch’essi eredi insieme a lei? Vediamo come stanno le cose.

Successione ereditaria: come funziona per gli immobili soggetti ad Imu

Quando muore una persona, i suoi beni, compresi i beni immobili di cui era proprietario o comproprietario, passano agli eredi, secondo la volontà espressa nel

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testamento o, in mancanza, delle regole stabilite dal Codice civile, che riservano una quota necessaria in favore degli eredi legittimari (coniuge, figli, genitori e altri ascendenti o discendenti, come i nipoti diretti e i nonni).

Quando, come spesso accade, gli eredi sono più di uno, sull’immobile caduto in successione si crea una comunione ereditaria: una sorta di comproprietà forzosa, con le quote ideali attribuite nel testamento, se c’è, o per legge (ad esempio, tre fratelli divenuti comproprietari, per un terzo ciascuno, della medesima casa) che dura fino al momento della divisione, consensuale o giudiziale.

Ma possono volerci anni per dividere i beni tra gli eredi rispettando le quote e le proporzioni di valore, e nel frattempo il

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Comune del luogo in cui è ubicato quell’immobile potrebbe chiedere il pagamento dell’Imu proprio agli eredi del proprietario defunto.

Quando e come l’Imu ricade sugli eredi

Abbiamo detto in premessa che l’Imu ricade sugli eredi, poiché essi sono divenuti proprietari, o comproprietari pro quota, degli immobili ricevuti. Per le rate di Imu già scadute alla data del decesso del de cuius, che nel nostro caso è il proprietario defunto, il Comune può pretendere il pagamento da tutti gli eredi, ma ciascuno di essi è tenuto a versare l’imposta in proporzione alla sua quota ereditaria. La conseguenza è che se uno degli eredi non paga l’Imu dovuta, il Comune non potrà chiedere quella parte agli altri eredi.

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Invece per le rate di Imu maturate dopo la morte del de cuius, l’imposta – fino al momento in cui avviene la divisione ereditaria – grava sugli eredi proporzionalmente alla rispettiva quota ed al periodo di possesso (che potrebbe non essere esteso all’intero anno: bisogna rapportare tutto alla data della morte e all’annualità d’imposta). L’art. 752 del Codice Civile dispone che: «I coeredi contribuiscono tra loro al pagamento dei debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto».

La giurisprudenza ritiene che neppure in questi casi sussiste una «responsabilità solidale» degli eredi, in base alla quale, se qualcuno non paga la sua quota di Imu, il Comune potrebbe richiederla agli altri, per rivalersi nei loro confronti di quell’inadempimento: si tratta, per usare le parole della Cassazione

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[1], di una «obbligazione parziaria», che come tale non comprende l’intero debito, ma solo la parte di spettanza di ciascuno. Quindi, in definitiva, ognuno dei coeredi è tenuto a versare esclusivamente l’Imu calcolata in base alla sua quota di pertinenza.

Infine, c’è una particolare regola da illustrare: quando nell’immobile ereditato vive il coniuge superstite del defunto – che in quanto tale è per legge titolare, vita natural durante, del diritto di abitazione sancito in suo favore dall’art. 540 del Codice civile – si potrà godere dell‘esenzione Imu per l’abitazione principale, se e fino a quando essa costituisce la sua residenza effettiva e dimora abituale. Grazie alla presenza in quella casa del coniuge superstite, gli altri coeredi (ad esempio, i figli di una madre rimasta vedova) potranno beneficiare anch’essi dell’esenzione Imu, pure se non abitano lì.

Approfondimenti

Per altre informazioni, leggi “Imu su casa ereditata“, “Chi paga l’Imu su casa con usufrutto” e più in generale, “Imposte e tasse del defunto: pagano gli eredi?“.

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