Le agevolazioni fiscali per i risparmiatori
Quale regime scegliere per pagare meno tasse e compensare le plusvalenze con le minusvalenze degli investimenti; come delegare gli adempimenti fiscali agli intermediari.
Il risparmio è una grande virtù, ma non è visto di buon occhio dal Fisco italiano: i “possidenti” di patrimoni, piccoli e grandi, sono tendenzialmente sospettati di aver compiuto un’evasione fiscale a monte, per realizzare quei proventi accumulati e non spesi. Così gli investimenti in titoli ed imprese produttive vengono scoraggiati, e molti lasciano la liquidità giacente sul conto corrente, rinunciando ad opportunità più proficue. Per contrastare questo fenomeno, negli ultimi anni sono state introdotte alcune
Indice
Come sono tassati i risparmi?
I risparmi non sono tassati direttamente, ma vengono tassati i frutti ottenuti dalle somme investite, cioè le plusvalenze realizzate: questi proventi sono considerati redditi di capitale, oppure rientrano tra i redditi diversi, dunque rientrano in tutti i casi nell’imponibile Irpef, e vengono sottoposti ad un prelievo fiscale con una ritenuta ad
Ad esempio, chi due anni fa aveva acquistato delle azioni quotate in Borsa per un valore di 1.000 euro, ed oggi le rivende a 1.200 euro, verrà tassato con una trattenuta del 26% sull’incremento di valore, quindi dovrà pagare 52 euro (il 26% sulla plusvalenza di 200 euro), più il 26% sugli eventuali dividendi maturati annualmente; mentre chi aveva comprato un Btp Italia
a 1.000 euro pagherà il 12,50% su ogni cedola di interessi semestrali, e sempre il 12,50% sull’eventuale guadagno di capitale maturato alla scadenza del titolo, o ottenuto dalla sua vendita anticipata.Come compensare le minusvalenze
Negli esempi che abbiamo fatto, i risultati sono stati positivi, ma potrebbe accadere che siano negativi, cioè che il risparmiatore registri una perdita in conto capitale. In tali casi è possibile compensare le minusvalenze: possono essere algebricamente detratte, ponendo il segno meno davanti al loro importo, nei 4 anni successivi, in modo da neutralizzare – in tutto o in parte – la tassazione delle future plusvalenze.
La compensazione
Tuttavia la compensazione agisce solo per categorie omogenee, cioè, rispettivamente, nell’ambito dei redditi di capitale (come quelli derivanti dai fondi comuni di investimento, dalle cedole di obbligazioni o titoli di Stato e dai dividendi azionari) e dei
La riforma fiscale della tassazione delle rendite finanziarie, attualmente in fase di elaborazione, dovrebbe prossimamente superare questa distinzione iniqua e penalizzante per i risparmiatori, prevedendo un’imposizione fiscale più omogenea sui vari tipi di capital gain e con aliquote inferiori a quelle attuali.
Risparmio amministrato o gestito: quale regime scegliere?
È importante sapere che se il risparmiatore affida il proprio denaro ad un intermediario finanziario autorizzato, come una banca o una società di gestione del risparmio (Sgr), questo soggetto agisce in qualità di sostituto d’imposta, che si occupa di effettuare le trattenute di cui abbiamo parlato e di versarle all’Erario: il risparmiatore, quindi, ha già assolto i suoi obblighi fiscali.
Tuttavia, mentre nel regime di risparmio gestito il soggetto prescelto si occupa direttamente degli investimenti del risparmiatore, in base ai criteri predefiniti nel contratto (ad esempio, con l’acquisto di fondi comuni di investimento, o attraverso una gestione patrimoniale, per i clienti più facoltosi), nel regime del
Anche nel regime di risparmio amministrato l’intermediario il compito di eseguire gli adempimenti fiscali: in tal caso il sostituto d’imposta calcolerà le plusvalenze o le minusvalenze, effettuerà le trattenute dovute e le verserà all’Erario. La scelta tra i due regimi
Esiste anche una terza opzione, il regime dichiarativo, nel quale il risparmiatore non ha un sostituto d’imposta e dunque deve provvedere da sé a tutti gli adempimenti fiscali, calcolando le plusvalenze e minusvalenze e riportandole nella dichiarazione annuale dei redditi.
Le forme di risparmio alternativo
Previdenza complementare
Una buona forma di risparmio alternativo è la cosiddetta previdenza complementare, ossia la possibilità di versare periodicamente i propri risparmi in un fondo pensione – individuale o aziendale, in base alle convenzioni stipulate dal datore di lavoro – destinato a costruire una pensione integrativa. I versamenti sono interamente deducibili dai redditi imponibili Irpef fino ad un importo massimo di 5.164,57 euro all’anno, e per i lavoratori assunti a partire dal 2007 la soglia dell’importo deducibile sale 7.746,86 euro.
Piani individuali di risparmio (Pir)
I Piani individuali di risparmio – in breve, Pir – sono strumenti finanziari a lungo termine che offrono la completa
I Pir fiscalmente agevolati richiedono che almeno il 70% del portafoglio sia investito in azioni e obbligazioni emesse da società italiane; possono consistere in quote di fondi comuni o gestioni patrimoniali, o in singoli titoli (ma con un limite massimo del 10% ciascuno), e sono gli intermediari del risparmio gestito a garantire il rispetto di tali condizioni. Sarebbe possibile anche costruire un Pir “fai da te”, conoscendo bene le regole di composizione.
Lo svantaggio
Startup innovative
Chi investe nel capitale di rischio di società
Nel 2020 il Decreto “Rilancio” ha introdotto una speciale detrazione Irpef pari al 50% (alternativa a quella del 30% che abbiamo esaminato, e dunque non cumulabile con essa) per le persone fisiche che investono nel capitale sociale di una o più startup innovative
Assicurazioni sulla vita
Infine, i premi versati per le polizze assicurative sulla vita e sugli infortuni, che coprono il rischio di morte o di invalidità permanente pari ad almeno il 5%, sono detraibili dall’Irpef nella misura del 19%, con un limite di importo pari a:
- 530 euro per le assicurazioni contro il rischio di morte o di invalidità permanente (la soglia detraibile è elevata a 750 euro per i disabili gravi riconosciuti ai sensi dell’art. 3, comma 3, della Legge 104/1992);
- 1.291,14 euro le polizze che coprono il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana.
Queste detrazioni spettano per intero ai contribuenti con redditi complessivi fino a 120mila euro annui; oltre questo limite, la detrazione diminuisce progressivamente, fino ad azzerarsi per chi ha redditi pari a 240mila euro o superiori.